SUICIDI IN CARCERE: UN FENOMENO IN COSTANTE AUMENTO

Il 2022 è stato un annus horribilisper i suicidi dentro le mura delle patrie galere: ottantacinque i casi accertati.

Il 2023 ed il 2024 non sono stati da meno, con una media attuale – nel corrente anno – di un decesso ogni tre giorni circa secondo quanto riportato dal XX Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione

(clicca qui per consultarlo: https://www.rapportoantigone.it/ventesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/).

Si riscontra un maggior tasso di vite spezzate tra le donne rispetto agli uomini così come tra i cittadini di nazionalità straniera rispetto agli italiani. Sulla base di alcuni studi effettuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), financo, il divario numerico di suicidi tra soggetti liberi e detenuti sarebbe a dir poco impressionante: lo 0,67% tra i primi contro il 12% tra i secondi.

IL SOVRAFFOLLAMENTO IN CARCERE

Tra le cause, anzitutto, il costante ed asfissiante sovraffollamento delle carceri nostrane.

Secondo le analisi dell’Associazione Antigone, infatti,

«Dalla fine del 2019 alla fine del 2020, a causa delle misure deflattive adottate durante la pandemia, le presenze in carcere erano calate di 7.405 unità. Ma sono subito tornate a crescere. Prima lentamente, con un aumento delle presenze di 770 unità nel 2021, a cui però è poi seguita una crescita di 2.062 nel 2022 e addirittura di 3.970 nel 2023. Nell’ultimo anno dunque la crescita delle presenze è stata in media di 331 unità al mese, un tasso di crescita allarmante, che se dovesse venire confermato anche nel 2024 ci porterebbe oltre le 65.000 presenze entro la fine dell’anno […]».

Nel nostro Paese, al momento, il tasso ufficiale di affollamento raggiunge la vetta del 119,3%.

L’OMS

Per quanto concerne l’OMS, nuovamente, l’Istituto specializzato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) denunzia – in tutto il Vecchio Continente – la marginalità come fattore di rischio specialmente tra i più giovani, solitamente stranieri.

Tra le varie cause, ancora, si menzionano le patologie psichiatriche.

A pesare, ulteriormente, sono la tendenza del legislatore nel voler introdurre esponenzialmente nuove fattispecie di reato nonché il modello di custodia chiusa.

Molti, troppi individui sottoposti a regime di detenzione in carcere trascorrono le loro giornate in piccole celle sovraffollate anche quando vi sarebbe la possibilità di intraprendere percorsi di pene alternative, attività lavorative e quant’altro.

REPORT ANTIGONE

Tornando al XX Report di Antigone, con maggiore dettaglio, la percentuale «[…] delle persone detenute con una condanna definitiva è cresciuta costantemente, anche in questi ultimi anni, indice del fatto che i nuovi ingressi, che sono in prevalenza di persone con una misura cautelare, per quanto cresciuti non hanno ancora determinato una inversione di tendenza[…]».

Nel 2013, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) attraverso la sentenza pilota “Torreggiani e altri c. Italia” ha condannato – com’è noto – il nostro Paese con riferimento alla violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali(CEDU), giudicando che le condizioni di vita dei detenuti integrassero i requisiti necessari per la sottoposizione degli stessi a trattamenti inumani o degradanti.

Nonostante, peraltro,a partire dal 2014 esista in Italia la facoltà di poter ottenere un equo risarcimento in favore di quei soggetti detenuti che hanno subito un trattamento in violazione dell’art. 3 della succitata Convenzione, la situazione non sembra affatto migliorata con un progressivo aumento dei ricorsi e delle condanne emanate dai Giudici di Strasburgo ai danni del nostro Paese.

Per quanto riguarda il profilo socio criminale dei detenuti, è interessante rimarcare come l’Associazione Antigone abbia sottolineato l’elemento che:

«[…] questi abbiano commesso delitti meno gravi e siano destinatari di pene meno lunghe rispetto ai detenuti italiani. Gli stranieri in carcere rappresentano il 2,73% delle persone detenute per associazione a delinque di stampo mafioso, il 18,87% di quelle detenute per delitti contro l’ordine pubblico, il 28,23% dei detenuti per delitti contro il patrimonio, il 29,11% dei detenuti per violazione della normativa sulle droghe, il 31,01% dei detenuti per delitti contro la persona. Essi sono infine il 7,12% del totale dei detenuti ergastolani e addirittura il 44,26% di coloro che sono condannati a meno di un anno di carcere, segno tra le altre cose del loro minore accesso alle misure alternative alla detenzione rispetto agli italiani[…]».

«La carenza di personale[…]», ancora, «[…] è una delle criticità sistemiche che attanagliano gli Istituti Penitenziari, una carenza trasversale che riguarda tutti gli operatori penitenziari, dal personale amministrativo ai Funzionari giuridico pedagogici, sino ad arrivare ai Direttori[…]».

L’EDILIZIA PENITENZIARIA

In ultima istanza, con riferimento all’edilizia penitenziaria, il XX Report tuona affermando che

«Un sistema penitenziario grande ed articolato come il nostro ha una sua evoluzione fisiologica, fatta di nuove strutture che progressivamente vanno a sostituire o a integrare le precedenti, e questo è quanto in questi anni è successo. Il resto, nella interpretazione più benevola è solo propaganda, promesse che si sa che non verranno mantenute, ma che nell’immediato hanno comunque un potere rassicurante. Ma c’è anche una interpretazione meno benevola, per cui chi promette nuove carceri per rispondere all’emergenza sta in fondo dicendo che a lui, o lei, dell’emergenza in corso, non importa poi tanto[…]».

 

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