I ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo presentati da italiani ogni anno sono piuttosto numerosi. Non tutti i cittadini, tuttavia, hanno una piena consapevolezza rispetto a questa possibilità e alle modalità con cui è possibile accedervi. Ne parliamo con Massimo Ferrante, avvocato che da anni si occupa anche di questo tipo di ricorsi.
Avvocato, chi e in quali casi può rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell’uomo?
“Mi permetta di iniziare con una precisazione per chiarire l’incomprensione più frequente in questo senso. Quello davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo non rappresenta il quarto grado di giudizio di uno stesso processo, ma un procedimento a sé stante”.
Chi può accedervi?
“Tutti coloro che, dopo aver espletato tutti i gradi di giudizio (quindi processo di primo grado, appello e ricorso alla Corte di Cassazione, in Italia) ritengano di essere stati oggetto di una violazione di quanto previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il ricorso può essere presentato sia in caso di assoluzione che in caso di condanna nei procedimenti nazionali”.
Perché chi risulta vincitore di un processo dovrebbe rivolgersi alla Corte?
“Potrebbe farlo qualora ritenga che ci sia stata una violazione dei diritti umani. Si tratta, per esempio, di ricorsi per la durata eccessiva del processo oppure in caso di presenza di detenzioni preventive ingiustificate, lesioni della reputazione o violazione dei diritti processuali: lo Stato può essere condannato a risarcire il cittadino con un equo indennizzo oppure a rimediare al torto subito”
E nel caso in cui il ricorrente sia risultato sconfitto?
“Si potrebbe eccepire la violazione del principio del diritto ad un giusto processo equo e pubblico, davanti a un tribunale indipendente e imparziale oppure la violazione del diritto alla vita, alla libertà di espressione, al divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti (si vedano ad esempio le condizioni dei detenuti in Italia), oppure il diritto della protezione della proprietà e di religione”
Cosa consiglia a chi ha intenzione di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo?
“Per presentare il ricorso non è obbligatorio avvalersi di un avvocato, ma il mio consiglio è di affidarsi ad un legale e di scegliere un professionista esperto che si sia già occupato di questo tipo di procedure. A fare la differenza nella prima fase è la capacità di compilare correttamente il modulo di presentazione del ricorso, per far sì che l’istanza possa essere depositata correttamente e non rigettata, come accade spesso. Inoltre, il ricorso va presentato entro quattro mesi dalla definizione dell’ultimo grado di giudizio dell’ordinamento interno”.
Poi come si procede?
“Il ricorso viene sottoposto ad un giudice monocratico che ne valuta l’ammissibilità. In caso di esito positivo si va all’udienza che può essere orale o scritta. Il che significa che non è sempre necessario recarsi a Strasburgo. In caso di accoglimento del ricorso la Corte può imporre allo Stato di rimediare al torto compiuto”.
Le possibilità di successo sono alte?
“È difficile fare previsioni, ma sicuramente è fondamentale rivolgersi ad un avvocato esperto per una consulenza preliminare attraverso la quale valutare se sia effettivamente vantaggioso presentare il ricorso. Il procedimento richiede tempo e risorse, mi è capitato di dissuadere persone dall’intraprenderlo”.




