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Avvocato Massimo Ferrante

Cittadinanza italiana iure sanguinis 2025: una svolta che cambia le regole del gioco

Una riforma che segna un punto di rottura

Per anni la cittadinanza italiana iure sanguinis ha rappresentato un ponte solido tra l’Italia e milioni di discendenti nel mondo. Era sufficiente dimostrare una linea di sangue con un avo italiano, anche molto lontano nel tempo, per ottenere il riconoscimento di un diritto considerato quasi naturale. Questo equilibrio, però, è stato profondamente modificato.

Con l’entrata in vigore del Decreto-Legge 36/2025, convertito nella Legge 74/2025, è stato introdotto l’articolo 3-bis nella Legge 91/1992. Questa novità ha ridefinito in modo sostanziale i criteri per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, segnando una vera discontinuità rispetto al passato.

Il nuovo limite generazionale

Il cambiamento più evidente riguarda la profondità del legame familiare richiesto.

Se in precedenza era possibile risalire anche a bisnonni o trisavoli, oggi la normativa impone un limite preciso: il riconoscimento è possibile solo se la discendenza non supera il secondo grado.

In termini concreti, ciò significa che il richiedente deve avere un padre o un nonno italiano. Questo riduce drasticamente la platea dei potenziali beneficiari e cambia l’approccio alla ricostruzione genealogica, che diventa molto più selettiva.

Il requisito della cittadinanza esclusiva

Accanto al limite generazionale, la riforma introduce un elemento altrettanto rilevante. Non basta più dimostrare che il padre o il nonno fossero italiani: è necessario che lo fossero in modo esclusivo.

Questo implica che, qualora l’ascendente abbia acquisito una seconda cittadinanza nel corso della propria vita, la trasmissione della cittadinanza italiana può risultare compromessa. È un aspetto che incide in maniera significativa soprattutto nei contesti migratori, dove la doppia cittadinanza è spesso la regola e non l’eccezione.

Le ragioni dietro la stretta normativa

Per comprendere questa riforma bisogna guardare a ciò che è accaduto negli ultimi anni. Le richieste di cittadinanza italiana sono aumentate in modo esponenziale, soprattutto da Paesi come Argentina, Brasile e Stati Uniti.

Questo incremento ha messo in crisi il sistema amministrativo, con consolati sovraccarichi e tempi di attesa che in molti casi hanno superato il decennio. Anche i tribunali italiani sono stati coinvolti, con un aumento significativo dei ricorsi. La scelta del legislatore si inserisce dunque in un tentativo di contenere il fenomeno e rendere più sostenibile la gestione delle domande.

I ricorsi: cosa resta ancora possibile

Nonostante il quadro più restrittivo, la possibilità di ricorrere ai tribunali italiani non è venuta meno. Rimane uno strumento importante per affrontare situazioni di blocco o di diniego.

Chi si trova in attesa da anni presso un consolato può ancora valutare la via giudiziaria per accelerare il procedimento. Allo stesso modo, continuano a essere rilevanti i ricorsi legati alla trasmissione per via materna nei casi precedenti al 1948, così come quelli contro decisioni negative delle autorità consolari.

Tuttavia, anche in presenza di queste possibilità, il nuovo limite generazionale resta un vincolo imprescindibile che condiziona l’esito delle richieste.

Chi è maggiormente penalizzato

Le conseguenze della riforma emergono con particolare evidenza tra i discendenti di emigrati italiani di lunga data. Molte famiglie, soprattutto quelle con radici nell’emigrazione tra Ottocento e Novecento, si trovano oggi escluse perché il legame genealogico supera il secondo grado.

Questo riguarda in modo significativo le comunità italiane all’estero, dove il riconoscimento della cittadinanza aveva rappresentato negli anni una forma di recupero dell’identità e del legame con il Paese d’origine.

Come orientarsi nel nuovo scenario

In un contesto così cambiato, diventa essenziale affrontare il tema con maggiore attenzione e consapevolezza. La ricostruzione dell’albero genealogico non è più solo una formalità, ma un passaggio decisivo per capire se esistono i presupposti per procedere.

Allo stesso tempo, è fondamentale verificare con precisione la situazione dell’ascendente italiano, soprattutto per quanto riguarda eventuali acquisizioni di altre cittadinanze. Ogni dettaglio può incidere sull’esito della richiesta.

Muoversi tempestivamente e con il supporto di professionisti qualificati può fare la differenza, soprattutto in una fase in cui la normativa è ancora oggetto di interpretazione.

Una riforma destinata a evolversi

L’introduzione dell’articolo 3-bis rappresenta un cambiamento profondo nella concezione della cittadinanza italiana. Da un sistema tradizionalmente aperto si passa a un modello più selettivo, che privilegia legami familiari diretti e recenti.

Resta da capire come i tribunali italiani interpreteranno queste nuove disposizioni e se, nel tempo, emergeranno orientamenti capaci di attenuarne la rigidità. Quel che è certo è che il tema della cittadinanza iure sanguinis continuerà a essere al centro del dibattito giuridico e politico nei prossimi anni.

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