Il Tribunale di Campobasso, con la sentenza n. 375/2025 del 2 maggio 2025, ha escluso l’applicabilità retroattiva del Decreto-Legge 36/2025 nel riconoscere la cittadinanza italiana iure sanguinis a diversi italo-americani. Il decreto, entrato in vigore il 29 marzo 2025, ha introdotto nuove limitazioni per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, imponendo un legame più stretto con l’Italia. Tuttavia, il Tribunale ha stabilito che queste nuove regole non si applicano ai procedimenti già avviati prima della sua entrata in vigore.
Il caso esaminato
I ricorrenti avevano richiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis basandosi sulla discendenza da una bisnonna nata in provincia di Campobasso e emigrata negli Stati Uniti, che non aveva mai rinunciato alla cittadinanza italiana. Il Ministero dell’Interno aveva chiesto il rigetto della domanda, sostenendo che il nuovo Decreto-Legge 36/2025, nonostante fosse entrato in vigore dopo l’avvio del procedimento, dovesse essere applicato retroattivamente. In particolare, il Ministero aveva sottolineato che né i ricorrenti né i loro genitori o nonni erano nati in Italia, requisito ora essenziale per ottenere la cittadinanza secondo il nuovo decreto.
Le motivazioni del Tribunale
Il Tribunale ha respinto questa interpretazione, chiarendo che il Decreto-Legge 36/2025 non ha natura retroattiva. Il giudice ha citato l’art. 11 delle preleggi, che stabilisce che le leggi “non dispongono che per l’avvenire” a meno che non sia espressamente previsto il contrario, cosa che il Decreto 36/2025 non fa. Inoltre, il Tribunale ha osservato che il luogo di nascita dei genitori e dei nonni non può essere modificato retroattivamente, rendendo impossibile l’applicazione delle nuove regole a situazioni già definite.
Impatto della decisione
Questa decisione rappresenta un’importante tutela per gli italo-discendenti che hanno avviato la procedura di riconoscimento della cittadinanza prima del 29 marzo 2025. Se questa interpretazione dovesse essere adottata anche da altri tribunali, potrebbe creare un orientamento giurisprudenziale a favore dei diritti dei discendenti italiani, anche in caso di futura conversione in legge del Decreto 36/2025.
Il Tribunale di Campobasso ha ribadito il principio di irretroattività delle leggi, garantendo che i diritti acquisiti non possano essere modificati retroattivamente senza una chiara previsione legislativa. Resta ora da vedere se questa interpretazione resisterà in sede di giudizio costituzionale, considerando che la questione è già stata sollevata dal Tribunale di Bologna.




