La legge n. 75 del 23 maggio 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, rappresenta una delle più drastiche restrizioni al diritto di cittadinanza italiana approvate in epoca repubblicana. Pur presentata come una riforma “urgente”, essa appare in realtà come un intervento ideologico che punta a ridefinire in senso escludente e difensivo i confini della comunità nazionale.
❌ Retroattività e rottura del principio di certezza del diritto
La disposizione che più desta perplessità è quella relativa alla retroattività della norma: si afferma che non ha mai acquistato la cittadinanza italiana chi è nato all’estero da cittadino italiano e possiede un’altra cittadinanza, anche prima dell’entrata in vigore della legge.
Questo meccanismo scardina il principio di irretroattività delle leggi sfavorevoli, garantito dall’art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale e, per molti aspetti, anche dai principi costituzionali.
Il rischio è che tale norma possa essere considerata incostituzionale, perché incide su situazioni giuridiche consolidate, in alcuni casi da decenni, con possibili effetti devastanti per migliaia di cittadini e famiglie italiane all’estero, in particolare in Argentina, Brasile e Stati Uniti, dove la cittadinanza italiana è spesso elemento di identità e legame culturale.
🧬 Colpo allo ius sanguinis senza introdurre uno ius soli strutturato
La limitazione alla trasmissione della cittadinanza solo fino alla seconda generazione (non oltre i nonni nati in Italia) rappresenta una svolta simbolica e politica: l’Italia, Paese di storica emigrazione, nega se stessa nei suoi discendenti, chiudendo le porte a chi ha mantenuto vivo, spesso per decenni, il legame con la cultura e la lingua italiana.
Ma ciò che rende la norma ancora più squilibrata è l’assenza di una parallela apertura in chiave inclusiva. Non viene introdotto un vero ius soli temperato né si agevola significativamente l’accesso alla cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia pur non essendo italiano formalmente. Così facendo, il legislatore restringe lo ius sanguinis senza costruire alternative, creando un vuoto di cittadinanza.
👶 Difficoltà per i minori e carico sulle famiglie
Anche le nuove regole per l’acquisizione della cittadinanza da parte dei figli di italiani o dei minori stranieri introducono barriere burocratiche e requisiti difficilmente controllabili, come la prova della residenza continuativa del genitore o la presentazione tempestiva della dichiarazione di volontà.
Il rischio è quello di scaricare sulle famiglie il peso di dimostrare requisiti formali, e di penalizzare i minori, nonostante l’apparente volontà del legislatore di proteggerli.
⏱️ Tempi più rapidi: un’illusione?
Il termine perentorio di 24 mesi per la definizione delle pratiche potrebbe apparire come un segnale di efficienza. Tuttavia, senza investimenti in risorse umane e digitali, è altamente probabile che questo termine si trasformi in una trappola per le amministrazioni, obbligate a negare per scadenza del termine o a vedere invalidati gli atti per silenzio rigetto o violazione di termini.
⚖️ Possibili profili di illegittimità costituzionale e violazioni dei diritti umani
La riforma rischia di entrare in rotta di collisione con la Costituzione, in particolare con:
l’art. 3 (principio di uguaglianza);
l’art. 10, comma 2 (conformità alle norme internazionali);
l’art. 117, primo comma (rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento UE e da obblighi internazionali).
Inoltre, non si possono ignorare i profili di violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e delle norme sulla protezione dell’identità culturale e familiare, soprattutto in caso di revoche retroattive o limitazioni arbitrarie.
🧭 Conclusioni: un passo indietro nella cultura della cittadinanza
La legge n. 75/2025 si pone come un provvedimento restrittivo, ideologicamente orientato e giuridicamente discutibile. L’Italia, invece di affrontare con serietà e visione le sfide della nuova cittadinanza, dell’integrazione e della diaspora italiana, adotta un provvedimento che esclude, cancella retroattivamente e allontana milioni di potenziali italiani.
La cittadinanza, come legame civile, culturale e giuridico, meriterebbe una riforma strutturata, organica e bilanciata. Questa legge, purtroppo, va nella direzione opposta.




