Il 13 maggio 2024, una delegazione dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali ha visitato il carcere di Parma. La delegazione, composta da avvocati tra cui Gianpaolo Catanzariti (Responsabile), Monica Moschioni, Massimiliano Chiuchiolo e Maria Brucale, ha evidenziato diverse problematiche che affliggono l’istituto. Nonostante la visita concordata, l’accesso alle sezioni del regime detentivo ex art. 41 bis è stato negato, sollevando preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza. In un periodo in cui le carceri italiane registrano un aumento dei casi di sovraffollamento, malessere e suicidi, la trasparenza e il controllo democratico degli istituti penitenziari sono più che mai necessari.
Sovraffollamento e mancanza di trasparenza
L’istituto di Parma ospita circa 700 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 515 posti, con 37 di questi non disponibili. La delegazione ha evidenziato il problema del sovraffollamento e l’assenza di risorse adeguate, sia umane che materiali. Questi problemi, purtroppo, si riflettono anche nella condizione fisica degli spazi, che versano in stato di degrado. Gli spazi destinati all’aria sono abbandonati, spogli e sovrastati da cemento, e mancano di protezioni contro gli eventi climatici, rendendo le condizioni di vita ancora più dure.
Nonostante la consegna di un questionario per raccogliere dati sulla popolazione detenuta e sui servizi del carcere, la delegazione non ha ancora ricevuto le informazioni richieste. Questo ritardo contribuisce a un clima di opacità che contrasta con la necessità di trasparenza nell’amministrazione penitenziaria, un aspetto essenziale per garantire il rispetto dei diritti umani e l’efficacia della pena.
La sezione SAI e le gravi condizioni dei detenuti
La delegazione ha posto particolare attenzione alla sezione SAI, dedicata a detenuti con gravi patologie. Questo reparto, destinato a ospitare solo 12 malati e sei “piantoni” (detenuti che assistono i malati), si trova in condizioni critiche. Il sovraffollamento e la carenza di personale sanitario fanno sì che molti detenuti, anche gravemente malati, vengano collocati in attesa di accedere alle cure, spesso in condizioni disumane. In alcune celle, i malati oncologici o in fin di vita sono costretti a vivere senza le cure necessarie o in spazi inadatti, senza nemmeno l’accesso a una doccia dignitosa.
La scarsità di personale medico è evidente anche in altre sezioni del carcere. La mancanza di fisioterapisti e la ridotta disponibilità di psichiatri, psicologi e medici rendono difficile garantire cure adeguate. Ad esempio, nella sezione di media sicurezza, la maggior parte dei detenuti soffre di gravi problemi di salute mentale, aggravati da un ambiente di isolamento e mancanza di stimoli.
La “piscina fantasma” e la situazione lavorativa dei detenuti
Una delle principali problematiche segnalate riguarda la cosiddetta “piscina fantasma”, un progetto di idrokinesiterapia mai attivato nonostante l’annuncio ufficiale di anni fa. Questo ha comportato il trasferimento di detenuti in condizioni di salute critiche, che avrebbero dovuto beneficiare della piscina, senza però mai accedervi. Anche le cure fisioterapiche, necessarie per i detenuti con gravi patologie fisiche, sono pressoché inesistenti a causa del numero insufficiente di fisioterapisti.
Per quanto riguarda l’aspetto lavorativo, solo una piccola parte dei detenuti ha accesso a opportunità lavorative. Tra queste, si segnalano una lavanderia e un laboratorio per la riparazione di schede madri di computer, ma entrambe le strutture sono spesso non operative o non sufficienti per tutti i detenuti. Inoltre, i detenuti ammessi al regime di semilibertà lamentano la mancanza di strutture adeguate, come cassette per il deposito dei telefoni cellulari al rientro dalle attività lavorative, che restano incustoditi, aumentando i rischi di furti e perdita di beni personali.
Carenza di personale e supporto educativo
Un altro aspetto critico è la carenza di educatori, che rende difficile il reinserimento sociale dei detenuti, specialmente di quelli tossicodipendenti, che costituiscono circa la metà della popolazione detenuta di media sicurezza. Anche il personale sanitario è numericamente insufficiente: due fisioterapisti e pochi medici specialisti a disposizione per tutto l’istituto. Questa carenza ha effetti diretti sulla qualità della vita dei detenuti, costretti ad attendere mesi, se non anni, per interventi chirurgici o terapie specialistiche necessarie.
L’assenza di un adeguato supporto educativo e psicologico aggrava la sensazione di solitudine e abbandono, con molti detenuti che ricorrono all’autolesionismo o all’uso di sostanze stupefacenti come il fentanil, un oppioide sintetico 100 volte più potente della morfina, utilizzato per alleviare la sofferenza fisica e psichica.




