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Avvocato Massimo Ferrante

CORTE EDU: SENTENZA STORICA SULLA MORTE DELLA MINORE AFGANA AL CONFINE SERBO-CROATO

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) ha emesso una sentenza decisiva riguardante il caso M.H. e altri contro Croazia. La vicenda ha sollevato importanti interrogativi sulle pratiche di gestione delle frontiere e sul rispetto dei diritti umani fondamentali.

La vicenda e la morte della minore afgana

La famiglia afgana composta da 14 membri aveva lasciato il proprio Paese nel 2016. Attraverso un lungo viaggio, avevano raggiunto il confine tra Serbia e Croazia. Il 21 novembre 2017, gli agenti di polizia croata hanno ordinato alla famiglia di tornare in Serbia seguendo i binari ferroviari. Poco dopo, un treno ha travolto e ucciso la minore, MAD.H., di soli sei anni.

La Corte EDU ha stabilito che l’indagine sulla morte della bambina è stata inefficace. Gli agenti di polizia croati non hanno fornito adeguate spiegazioni sull’incidente e non hanno dimostrato di aver rispettato le norme internazionali sui diritti umani.

“La mancanza di un’indagine efficace è una violazione dell’Articolo 2 della Convenzione”

La Corte EDU ha sottolineato che la Croazia non ha garantito un’indagine conforme all’Articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela il diritto alla vita. La Corte ha dichiarato: “Gli Stati hanno il dovere di garantire indagini effettive su decessi sospetti, specialmente quando avvengono in situazioni di vulnerabilità.”

Condizioni degradanti per i minori

Un ulteriore aspetto della sentenza riguarda le condizioni di detenzione dei ricorrenti nel centro di Tovarnik. La famiglia è stata trattenuta per più di due mesi in un ambiente assimilabile a una struttura carceraria. La Corte EDU ha evidenziato che tali condizioni rappresentano una violazione dell’Articolo 3 della Convenzione, che vieta trattamenti inumani e degradanti.

Espulsione collettiva e diritti negati

La Corte EDU ha condannato la Croazia anche per l’espulsione collettiva della famiglia afgana. Gli agenti croati non hanno permesso loro di presentare una richiesta di asilo, violando l’Articolo 4 del Protocollo 4 della Convenzione. Questo comportamento ha aggravato la sofferenza dei ricorrenti, già provati dalla morte della minore.

Il ruolo della Corte EDU nel garantire i diritti fondamentali

La sentenza M.H. e altri contro Croazia è un monito per gli Stati membri del Consiglio d’Europa. Rappresenta un richiamo al rispetto dei diritti umani, specialmente nelle politiche migratorie e nella gestione delle frontiere. La Corte EDU svolge un ruolo cruciale nel garantire che i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo siano rispettati, anche nelle situazioni più difficili.

Cosa possiamo imparare da questa sentenza?

La sentenza evidenzia la necessità di politiche migratorie più umane e trasparenti. Gli Stati devono garantire l’accesso alle procedure di asilo e rispettare i diritti dei minori e delle famiglie. Organizzazioni come UNHCR e Amnesty International possono fornire ulteriori risorse per comprendere e promuovere il rispetto dei diritti umani.

Conclusione

Il caso di M.H. e altri contro Croazia dimostra come la mancanza di attenzione ai diritti umani possa avere conseguenze tragiche. La Corte EDU ha riaffermato l’importanza del rispetto delle norme internazionali, sottolineando che nessuno dovrebbe essere escluso dalla protezione dei diritti fondamentali, indipendentemente dalla propria condizione migratoria.

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