Avvocato Massimo Ferrante

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DALLA PARTE DEI TUOI DIRITTI: FAI RICORSO ALLA CEDU

Prima di Continuare nella Lettura di Questo Articolo, Devi Sapere che il Ricorso alla CEDU Può Essere Presentato Sia per l’Ingiustizia Subita a Seguito di un Procedimento Sia Penale che Civile!

Secondo l’art. 35 della Convenzione, il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte (attrice, convenuta o imputato in un procedimento penale) in una controversia davanti ai giudici italiani (civili, penali e amministrativi) e solo dopo che siano stati esauriti tutti i possibili mezzi di impugnazione davanti agli stessi giudici nazionali, vale a dire – tendenzialmente – una volta ottenuta la sentenza definitiva in Cassazione.

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Se non sono ancora trascorsi quattro mesi dal provvedimento definitivo che conclude tutti i rimedi giudiziari italiani, puoi ancora fare ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo a Strasburgo.

Come Possiamo Aiutarti

Da Catania verso tutta l’Italia, il nostro Studio può occuparsi di verificare se dagli atti del tuo processo potrebbe individuarsi una violazione della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo e pertanto la fattibilità per poter proporre ricorso alla Corte di Strasburgo.

Cosa Fare per Presentare Ricorso alla CEDU

  1. Esaurimento dei Mezzi di Impugnazione Nazionali
    • Assicurati di aver esaurito tutti i rimedi giudiziari in Italia, incluso il ricorso in Cassazione.
  2. Valutazione della Violazione dei Diritti Umani
    • Il nostro Studio Legale esaminerà attentamente gli atti del tuo processo per identificare eventuali violazioni della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo.
  3. Presentazione del Ricorso
    • Se ci sono basi solide per un ricorso, procederemo con la preparazione e la presentazione del tuo caso alla Corte di Strasburgo.

Perché Scegliere il Nostro Studio Legale

  • Esperienza e Competenza
    • Il nostro team ha una vasta esperienza nella gestione di ricorsi alla CEDU e conosce approfonditamente le procedure necessarie.
  • Assistenza Personalizzata
    • Offriamo un supporto completo e personalizzato, guidandoti attraverso ogni fase del processo di ricorso.
  • Rete di Collaboratori
    • Grazie alla nostra rete di collaboratori in tutta Italia, possiamo fornire assistenza ovunque tu sia.

Contattaci per Maggiori Informazioni

Se pensi di essere stato condannato ingiustamente e desideri presentare ricorso alla CEDU, contattaci subito per una consulenza gratuita.

  • Per presentare un ricorso alla CEDU, devono essere soddisfatti alcuni requisiti fondamentali:
    1. Esaurimento delle Vie di Ricorso Interne: il ricorrente deve aver utilizzato tutti i rimedi giuridici disponibili nel proprio paese prima di rivolgersi alla CEDU. Questo implica che devono essere stati fatti tentativi per ottenere giustizia attraverso i tribunali nazionali.
    2. Termine di quattro Mesi: Il ricorso deve essere presentato entro quattro mesi dalla decisione definitiva del tribunale nazionale. 
    3. Violazione della Convenzione: Il ricorrente deve dimostrare che c’è stata una violazione effettiva di uno o più articoli della Convenzione o dei suoi protocolli addizionali.
    4. Non Anonimato: I ricorsi non possono essere anonimi. L’identità del ricorrente deve essere chiaramente indicata.
    5. Non Manifestamente Infondatezza: Il ricorso non deve essere manifestamente infondato. Deve, cioè, presentare una questione seria e ben fondata in diritto e in fatto.

    Procedura di Ricorso

    Una volta presentato, il ricorso passa attraverso varie fasi:

    1. Ricevibilità: La Corte verifica preliminarmente se il ricorso soddisfa i requisiti di ricevibilità. In questa fase, molti ricorsi vengono respinti perché non soddisfano i criteri formali.
    2. Comunicazione al Governo: Se il ricorso è dichiarato ricevibile, viene comunicato al governo del paese interessato, che ha la possibilità di presentare le proprie osservazioni.
    3. Memorie delle Parti: Entrambe le parti (ricorrente e governo) presentano memorie scritte e possono essere richieste ulteriori informazioni o chiarimenti.
    4. Udienza Pubblica: In alcuni casi, la Corte può decidere di tenere un’udienza pubblica, anche se la maggior parte delle decisioni viene presa sulla base delle memorie scritte.
    5. Decisione della Corte: La Corte emette una sentenza che può riconoscere o meno la violazione dei diritti della Convenzione. Le sentenze sono vincolanti per gli Stati membri e devono essere eseguite.Articolo 34 CEDU e la Nozione di VittimaIntroduzioneL’articolo 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) è una disposizione fondamentale che consente ai singoli individui di presentare ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) contro uno Stato membro che abbia violato i diritti protetti dalla Convenzione.Questo articolo rappresenta un meccanismo di tutela dei diritti umani che dà voce alle persone fisiche, alle organizzazioni non governative (ONG) e ai gruppi di individui, consentendo loro di far valere i propri diritti a livello internazionale.Nozione di Vittima

      La nozione di “vittima” è cruciale per la presentazione di un ricorso alla Corte. Per essere considerato una vittima ai sensi dell’articolo 34, il ricorrente deve dimostrare di essere direttamente e personalmente colpito dalla presunta violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione. Questa definizione include diverse categorie:

      1. Persone Fisiche: Individui che hanno subito direttamente la violazione dei loro diritti umani.
      2. Organizzazioni Non Governative (ONG): Entità che possono essere vittime quando i loro diritti, come entità giuridiche, sono stati violati.
      3. Gruppi di Privati: Insiemi di individui che collettivamente sono stati colpiti dalla violazione di un diritto protetto dalla Convenzione.

      Caso di Studio: Il Caso Soering v. Regno Unito

      Un esempio emblematico dell’applicazione dell’articolo 34 è il caso Soering v. Regno Unito. Jens Soering, un cittadino tedesco, presentò un ricorso contro il Regno Unito, sostenendo che la sua estradizione negli Stati Uniti, dove rischiava la pena di morte, avrebbe violato l’articolo 3 della CEDU (proibizione della tortura). La Corte stabilì che l’estradizione in tali condizioni avrebbe effettivamente costituito una violazione dei suoi diritti, riconoscendolo quindi come vittima ai sensi dell’articolo 34.

      Vittima diretta 

      Per poter presentare ricorso in conformità all’articolo 34 un ricorrente deve essere in grado di dimostrare di essere stato “direttamente interessato” dalla misura lamentata.

      Ciò è indispensabile per mettere in moto il meccanismo di protezione della Convenzione, nonostante il fatto che questa condizione non debba essere applicata in modo rigido, meccanico e inflessibile per tutta la durata del procedimento 

      Vittima indiretta

      In caso di decesso dell’asserita vittima di una violazione prima della presentazione del ricorso, un ricorso che solleva doglianze connesse al decesso o alla scomparsa può essere presentato dalla persona in possesso del necessario interesse giuridico in quanto prossimo congiunto.

      Decesso della vittima

      In linea di massima un ricorso presentato dall’originario ricorrente prima del suo
      decesso può essere proseguito dai suoi eredi, o dai suoi prossimi congiunti, che esprimano l’intenzione di proseguire il ricorso, purché essi abbiano sufficiente interesse alla causa

      Impugnazione alla Corte EDU: Il Termine di 4 Mesi per il Ricorso

      La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU), istituita per garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, rappresenta un’importante istanza giuridica per i cittadini europei. Tuttavia, la presentazione di un ricorso a questa corte è soggetta a regole rigorose, una delle quali è il termine di impugnazione di 4 mesi.

      Il Termine di Impugnazione

      Il termine di impugnazione di 4 mesi è il periodo entro il quale un individuo o uno Stato può presentare un ricorso alla Corte EDU dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne. Questo termine è stabilito dall’articolo 35 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che specifica che la Corte può esaminare una questione solo dopo che tutti i rimedi interni sono stati esauriti e se il ricorso è presentato entro quattro mesi dalla decisione interna definitiva.

      Motivazioni e Scopo del Termine

      Il termine di 4 mesi serve a garantire un equilibrio tra il diritto di accesso alla giustizia e la necessità di certezza giuridica. Questo limite temporale:

      1. Promuove la Certezza del Diritto: Un termine di impugnazione chiaro e definito permette di evitare che i casi rimangano indefiniti nel tempo, garantendo stabilità e prevedibilità giuridica.
      2. Incoraggia la Sollecitudine: Incoraggia i ricorrenti a presentare i loro casi prontamente, assicurando che le questioni siano affrontate mentre i fatti sono ancora recenti e le prove facilmente accessibili.
      3. Gestione del Carico di Lavoro: Aiuta la Corte a gestire il proprio carico di lavoro, prevenendo un afflusso eccessivo di ricorsi e permettendo una gestione più efficiente dei casi.

      CALCOLO DEL TERMINE DI 4 MESI

      Il termine di 4 mesi inizia a decorrere dal giorno successivo alla decisione definitiva dell’ultimo grado di giudizio interno.

      Se l’ultimo giorno del termine cade in un giorno festivo o non lavorativo, il termine si estende al primo giorno lavorativo successivo.

      È importante notare che il termine si applica rigorosamente: anche un ritardo di un solo giorno può comportare l’inammissibilità del ricorso.

      Eccezioni e Flessibilità

      In casi eccezionali, la Corte può considerare ammissibile un ricorso presentato oltre il termine di 4 mesi, se il ricorrente può dimostrare che esistevano circostanze straordinarie che giustificavano il ritardo. Tuttavia, queste situazioni sono rare e devono essere sostenute da prove convincenti.

      Implicazioni Pratiche:

    6. Per i potenziali ricorrenti, è cruciale:
      1. Agire Tempestivamente: Monitorare attentamente le decisioni dei tribunali interni e agire senza indugio per preparare e presentare il ricorso.
      2. Consultare un Legale: Rivolgersi a un avvocato esperto in diritto internazionale e diritti umani può essere fondamentale per assicurarsi che tutte le procedure siano seguite correttamente e che il ricorso sia redatto conformemente ai requisiti della Corte.
      3. Documentazione Completa: Assicurarsi che tutta la documentazione necessaria sia inclusa nel ricorso, comprese le decisioni dei tribunali interni, per evitare ritardi o inammissibilità.

Articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ed il suo significato 

L’Articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) è uno dei pilastri fondamentali del sistema giuridico europeo in materia di diritti umani. Esso sancisce il diritto a un equo processo e rappresenta una garanzia essenziale per la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali. Di seguito, analizziamo in dettaglio le principali disposizioni e implicazioni di questo articolo.

L’Articolo 6 della CEDU recita:

Analisi dell’Articolo 6

  1. Diritto a un processo equo: Questa disposizione garantisce che ogni individuo abbia accesso a un tribunale indipendente e imparziale per risolvere le controversie sui diritti e doveri di carattere civile e per esaminare le accuse penali. La pubblicità del processo è una garanzia di trasparenza, sebbene possano esserci eccezioni per motivi specifici come la protezione dei minori o della vita privata delle parti.
  2. Presunzione di innocenza: Questo principio fondamentale stabilisce che ogni persona accusata di un reato deve essere considerata innocente fino a prova contraria, ossia fino a quando la sua colpevolezza non sia stata dimostrata in un processo legale.
  3. Diritti dell’imputato: L’articolo 6 garantisce una serie di diritti specifici per gli accusati, essenziali per un processo equo. Questi includono il diritto di essere informati delle accuse, di avere il tempo e i mezzi per preparare una difesa adeguata, di essere assistiti da un avvocato, di esaminare i testimoni e di avere un interprete se necessario.

Implicazioni Giurisprudenziali

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha interpretato e applicato l’Articolo 6 in numerose sentenze, contribuendo a sviluppare un’ampia giurisprudenza su cosa costituisca un processo equo. Alcuni principi chiave emersi includono:

  • Indipendenza e imparzialità dei tribunali: La Corte ha sottolineato l’importanza dell’indipendenza dei giudici da influenze esterne e la loro imparzialità nei confronti delle parti.
  • Ragionevole durata del processo: La Corte ha stabilito che i procedimenti devono essere condotti entro un termine ragionevole, senza ritardi ingiustificati.
  • Diritti della difesa: La Corte ha rafforzato il diritto dell’imputato di preparare adeguatamente la propria difesa e di avere accesso a un rappresentante legale.

Conclusione

L’Articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo rappresenta un elemento cruciale per la tutela dei diritti fondamentali nel contesto giuridico europeo. Le sue disposizioni assicurano che ogni persona abbia il diritto a un processo equo, garantendo la trasparenza, l’imparzialità e il rispetto dei diritti della difesa.

La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo continua a evolversi, affinando e rafforzando le protezioni offerte dall’Articolo 6, contribuendo così alla promozione della giustizia e della legalità in Europa.

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