DANNO GRAVE ED IRREPARABILE: LA CORTE EDU PUO’ EMETTERE PROVVEDIMENTI CAUTELARI

Utile strumento per risolvere problemi imminenti e gravi di violazione della Convenzione EDU

La Corte europea dei diritti dell’uomo può emettere anche provvedimenti cautelari urgenti.

Le cd. «interim measures» sono previste dall’art. 39 del Regolamento della Corte, secondo cui:

  1. La Camera o, se del caso, il Presidente della Sezione o giudice di turno nominato a norma del paragrafo 4 del presente articolo, possono, su richiesta di una parte o di un’altra persona interessata, o di propria iniziativa, indicare alle parti qualsiasi provvedimento provvisorio la cui adozione è ritenuta necessaria nell’interesse delle parti o del corretto svolgimento della procedura.
  2. All’occorrenza, il Comitato dei Ministri viene immediatamente informato delle misure adottate nell’ambito di una causa.
  3. La Camera o, se del caso, il Presidente della Sezione o un giudice di turno designato a norma del paragrafo 4 del presente articolo possono invitare le parti a fornire informazioni su eventuali questioni relative all’attuazione delle misure provvisorie indicate.
  4. Il presidente della Corte può nominare dei Vice Presidenti di sezione come giudici di turno per decidere sulle richieste di misure provvisorie».

Si tratta di misure urgenti adottate dalla Corte allo scopo di evitare o prevenire il rischio imminente di un irreparabile danno ai diritti dell’individuo. Naturalmente non pregiudicano la successiva decisione sull’ammissibilità e sul merito del caso.

Pertanto, ove venisse ravvisato un effettivo rischio per il ricorrente (in sede cautelare), la Corte «indica» allo stato convenuto le misure che devono essere provvisoriamente adottate: ciò al fine di impedire il verificarsi di una prossima quanto irreversibile situazione pregiudizievole al ricorrente.

Potrebbe anche succedere, sebbene meno frequenti, che la Corte indichi l’adozione di misure provvisorie urgenti anche al ricorrente nel suo stesso interesse.

Anche per le misure “cautelari ed urgenti” vige il principio di “sussidiarietà cautelare”.

Anche qui – come nella decisione sul merito – il ricorrente è tenuto a dimostrare di aver esperito tutti i rimedi interni necessari al conseguimento di un effetto sospensivo del provvedimento di allontanamento.

Dal canto suo, la Corte, nel valutare la concessione della misura richiesta dal ricorrente, deve appunto valutarne anche la conformità al principio di previo esaurimento dei rimedi interni, pena il rigetto della richiesta.

Tuttavia, è possibile avanzare in anticipo istanza cautelare nell’ipotesi di imminente decisione definitiva suscettibile di immediata esecuzione (in particolare nei casi di estradizione ed espulsione ove andrà precisata la data in cui il provvedimento interno definitivo verrà eseguito.

Appare chiaro che le naturali circostanze nelle quali sarà possibile ottenere una misura cautelare, proprio in considerazione dell’imminenza del pericolo riguardano le richieste di sospensione di provvedimenti di espulsione o di estradizione, ovvero le ipotesi in cui in ogni caso si prospetti per il ricorrente un concreto timore di lesione alla vita, in violazione dell’art. 2 Cedu, o di esposizione a trattamenti inumani e degradanti, in violazione dell’art. 3 Cedu.

Ad esempio:

– in persecuzioni politiche, etniche e religioseex multis, si veda W.H. c. Svezia [GC], ric. n. 49341/10,8 aprile 2015, in cui la Corte ha ordinato allo Stato convenuto di non espellere la ricorrente verso l’Iraq, in cui, attesa la sua appartenenza a una minoranza, sarebbe stata esposta al rischio di persecuzione per ragioni etniche – misura poi revocata dalla Corte, che in considerazione della sopravvenuta concessione alla ricorrente di un permesso di soggiorno permanente e della rinuncia al ricorso principale, ha archiviato il caso;

-in mutilazioni genitali; ex multis, si veda da ultimo Sow c. Belgio, ric. n. 27081/13, 19 gennaio 2016,in cui la Corte ha ordinato allo Stato convenuto di non espellere la ricorrente, per tutta la durata della procedura di merito, verso la Guinea, dove avrebbe corso il rischio di mutilazioni genitali,salvo poi revocare la misura all’esito della causa di merito conclusasi con un rigetto del ricorso;

  • in persecuzioni per motivi di orientamento sessuale; si veda, ex multisM.E. c. Svezia [GC], ric. n. 71398/12,8 aprile 2015;
  • in sfruttamento della prostituzione; si veda M. c. Regno Unito,ric. n. 16081/08,1° dicembre 2009,in cui la Corte ha ordinato di non procedere al rimpatrio in Uganda della ricorrente, che avrebbe corso il rischio di essere nuovamente vittima di tratta e sottoposta a sfruttamento della prostituzione (misura poi revocata alla luce del regolamento amichevole intercorso tra le parti);
  • in lapidazione per adulterio; si veda Jabari c. Turchia,ric. n. 40035/98, 11 luglio 2000;
  • in condanna alla pena di morte; si veda, ex multis, Öcalan c. Turchia [GC], ric. n. 46221/99, 12 maggio 2005,in cui la Corte ha provvisoriamente ordinato allo Stato convenuto di non portare a esecuzione la pena capitale comminata, salvo revocare successivamente la misura alla luce dell’intervenuta abolizione di tale tipo di pena e la commutazione della sentenza in ergastolo;
  • in trattamenti inumani e degradanti per motivi di salute;si veda, ex multisPaposhvili c. Belgio [GC], ric. n. 41738/10, 13 dicembre 2016

Per quanto concerne l’effetto vincolante per lo stato, ne consegue che il mancato adeguamento alle misure indicate dalla Corte per prevenire il verificarsi, per il ricorrente, di un imminente pericolo nelle more di un accertamento nel merito, espone lo Stato convenuto, oltre che a una condanna nel merito per violazione dei diritti di volta in volta coinvolti nello specifico caso, anche a un accertamento di violazione dell’art. 34 Cedu per violazione del diritto al ricorso individuale.

 

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