La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha emesso una sentenza il 5 maggio 2022, condannando l’Italia per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione, a seguito della durata eccessiva di procedimenti intentati da 35 ricorrenti. La sentenza riguarda casi di infezioni post-trasfusionali, dove i richiedenti hanno subito danni gravi per la mancata tempestività della giustizia.
Procedura e contesto
Il ricorso, depositato il 13 marzo 2018, è stato presentato da un gruppo di ricorrenti attraverso il loro rappresentante legale, l’Avv. G. Lana del Foro di Roma. La Corte ha accolto la richiesta di anonimato per proteggere l’identità dei ricorrenti. Essi avevano avviato azioni legali per ottenere risarcimenti per danni subiti a seguito di infezioni causate da trasfusioni di sangue infetto.
L’Italia, rappresentata dal Governo, ha cercato di risolvere la questione proponendo una dichiarazione unilaterale, ma la Corte ha ritenuto che non fosse sufficiente per garantire il rispetto dei diritti umani previsti dalla Convenzione. Di conseguenza, la Corte ha respinto la richiesta di cancellazione del caso e ha proceduto con l’esame del merito.
Violazione dell’Articolo 2 della Convenzione
L’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo protegge il diritto alla vita. I ricorrenti hanno lamentato che le autorità italiane non hanno offerto una risposta adeguata e tempestiva alle loro richieste di risarcimento per i danni subiti. La Corte ha richiamato precedenti sentenze come “N. e altri c. Italia” (2009) e “D.A. e altri c. Italia” (2016), evidenziando come le autorità italiane abbiano già violato gli obblighi procedurali in casi simili.
Esaminando i fatti, la Corte ha concluso che la durata dei procedimenti legali è stata eccessiva, configurando una violazione del profilo procedurale dell’articolo 2 della Convenzione. Le autorità italiane non hanno garantito una risposta adeguata e rapida, obbligatoria in presenza di una doglianza difendibile.
Risoluzione del caso
La Corte ha ordinato allo Stato italiano di versare somme di risarcimento ai trentacinque ricorrenti, entro tre mesi dalla data della sentenza. Gli importi verranno maggiorati di un interesse in caso di ritardo. Per altri ricorrenti, la Corte ha deciso di cancellare il ricorso o di dichiararlo irricevibile.
Per tre ricorrenti, la Corte ha considerato valide le transazioni concluse ai sensi delle leggi italiane, dichiarando che essi non avevano più motivo di proseguire il ricorso. Altri 16 ricorrenti sono stati giudicati prematuri perché coinvolti in procedure transattive ancora in corso. Un ricorrente, infine, è stato respinto poiché privo della qualità di erede al momento della presentazione del ricorso.
Implicazioni della sentenza
Questa sentenza sottolinea l’importanza del rispetto dei diritti procedurali e la necessità di una giustizia tempestiva in Italia, soprattutto quando si tratta di risarcimenti per danni alla salute. La Corte Europea ha ribadito che le autorità devono garantire procedimenti efficienti e rapidi, per evitare ulteriori sofferenze a coloro che hanno già subito danni gravi.




