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Avvocato Massimo Ferrante

DISCRIMINAZIONE SUI SUSSIDI FAMILIARI: LA CORTE EDU CONDANNA LA GRECIA NEL CASO FAWSIE

La CORTE EDU ha emesso una sentenza di grande rilievo nel caso Fawsie c. Grecia. La Corte ha stabilito che la Grecia ha violato l’articolo 8 e l’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, discriminando una rifugiata nell’accesso ai sussidi familiari.

Il caso Fawsie e la negazione del sussidio familiare

La ricorrente, Hamo Fawsie, è una cittadina siriana riconosciuta come rifugiata in Grecia insieme alla sua famiglia. Nel 2005, ha presentato domanda per il sussidio destinato alle madri di famiglie numerose. Tuttavia, la richiesta è stata respinta perché né lei né i suoi figli avevano la cittadinanza greca o di un Paese dell’Unione Europea.

Dopo vari ricorsi interni respinti, Fawsie si è rivolta alla CORTE EDU, sostenendo che la decisione delle autorità greche fosse discriminatoria e violasse il suo diritto al rispetto della vita familiare.

La decisione della CORTE EDU

La CORTE EDU ha esaminato il caso e ha stabilito che la negazione del sussidio era una discriminazione basata sulla nazionalità. Nella sentenza, la Corte ha affermato:

“Il rifiuto delle autorità di accordare il sussidio alle famiglie numerose di rifugiati non aveva una giustificazione ragionevole e ha comportato una violazione dell’articolo 8 in combinato disposto con l’articolo 14 della Convenzione.”

Secondo la Corte, il sussidio in questione non era solo una misura di sostegno economico, ma aveva anche un impatto sulla vita familiare. Escludere i rifugiati da questo beneficio rappresentava una disparità di trattamento ingiustificata.

Il ruolo della Convenzione di Ginevra e la giurisprudenza della CORTE EDU

La CORTE EDU ha ricordato che la Grecia è parte della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che impone agli Stati di garantire ai rifugiati lo stesso trattamento riservato ai cittadini in materia di assistenza sociale. La sentenza richiama precedenti giurisprudenziali, come Gaygusuz c. Austria e Zeïbek c. Grecia, in cui la Corte ha ritenuto illegittime le discriminazioni basate sulla nazionalità nell’accesso alle prestazioni sociali.

L’impatto della sentenza e le modifiche legislative in Grecia

Dopo la presentazione del ricorso, la Grecia ha modificato la legge, estendendo il diritto al sussidio anche ai rifugiati riconosciuti. Tuttavia, la CORTE EDU ha sottolineato che ciò non elimina la violazione subita da Fawsie prima della modifica normativa. Per questo, ha condannato la Grecia a versare alla ricorrente 13.190,52 euro per danni materiali, 1.500 euro per danno morale e 3.000 euro per le spese legali.

Il principio stabilito dalla CORTE EDU

Con questa decisione, la CORTE EDU ha ribadito un principio fondamentale: gli Stati non possono discriminare i rifugiati nell’accesso alle prestazioni sociali. La sentenza rappresenta un monito per tutti i Paesi membri del Consiglio d’Europa affinché rispettino il principio di parità di trattamento.

Conclusione

Il caso Fawsie c. Grecia segna un passo avanti nella tutela dei diritti dei rifugiati in Europa.

La CORTE EDU ha affermato con forza che il diritto alla vita familiare e il principio di non discriminazione devono essere garantiti anche nell’accesso ai sussidi pubblici. Questa sentenza rafforza la protezione legale per le famiglie di rifugiati e costituisce un precedente importante per eventuali future violazioni.

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