Il tema della GPA e figli all’estero continua a dividere opinione pubblica e giurisprudenza. La recente decisione della CORTE EDU del 30 maggio 2023 ha segnato un nuovo importante passaggio.
Tre coppie omosessuali italiane avevano fatto ricorso a Strasburgo. Chiedevano il riconoscimento in Italia degli atti di nascita dei loro figli, nati negli Stati Uniti tramite gestazione per altri (GPA).
Il mancato riconoscimento da parte delle autorità italiane, secondo i ricorrenti, violava l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La norma tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
La questione della GPA e figli all’estero davanti alla CORTE EDU
La CORTE EDU ha esaminato congiuntamente i tre ricorsi. Tutti riguardavano la medesima questione giuridica: il rifiuto di trascrivere in Italia i certificati di nascita stranieri.
Nel caso specifico, si trattava di atti redatti negli Stati Uniti. In quei certificati risultavano come genitori legali delle coppie italiane dello stesso sesso, ricorrenti davanti alla Corte.
Gli atti di nascita erano il frutto di pratiche di gestazione per altri, vietate in Italia. Il nostro ordinamento, infatti, considera la GPA contraria all’ordine pubblico.
Il principio della CORTE EDU sulla GPA e figli all’estero
La CORTE EDU ha richiamato alcuni precedenti chiave. In particolare le note sentenze Mennesson c. Francia e Labassee c. Francia, oltre al parere consultivo del 2019.
Il punto centrale, secondo la Corte, resta l’interesse superiore del minore. Come ha precisato, “l’interesse del minore comprende l’individuazione giuridica delle persone che lo crescono e ne assicurano il benessere”.
Tuttavia, pur riconoscendo l’importanza di stabilire un legame giuridico tra i bambini e i genitori intenzionali, la Corte ha rimarcato un concetto chiave.
Massima della sentenza:
“Gli Stati conservano un ampio margine di apprezzamento sui mezzi attraverso cui stabilire o riconoscere la filiazione in caso di GPA praticata all’estero.”
Perché la CORTE EDU ha respinto i ricorsi sulla GPA e figli all’estero
I giudici di Strasburgo hanno chiarito che l’Italia offre già strumenti giuridici per tutelare i minori nati tramite GPA. Tra questi, l’adozione in casi particolari prevista dall’articolo 44 della legge n. 184/1983.
La Corte ha richiamato la giurisprudenza italiana più recente. In particolare la sentenza n. 12193/2019 delle Sezioni Unite e le pronunce della Corte costituzionale.
Secondo quest’ultima, il divieto di trascrizione degli atti di nascita stranieri serve a disincentivare la GPA, ritenuta in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento.
Tuttavia, lo stesso ordinamento consente di attribuire rilievo al legame affettivo tra bambino e genitore intenzionale mediante l’adozione.
Il ruolo dell’adozione nei casi di GPA e figli all’estero
I ricorrenti hanno sostenuto che l’adozione non sia un rimedio sufficiente. Secondo loro, solo la trascrizione integrale degli atti di nascita tutelerebbe pienamente i diritti dei bambini.
La CORTE EDU ha respinto questa argomentazione. Ha ricordato che “il mancato riconoscimento degli atti di nascita non ha, in pratica, pregiudicato in maniera significativa il godimento del diritto alla vita familiare”.
In altre parole, secondo la Corte, i minori possono ottenere tutela giuridica attraverso l’adozione. La trascrizione integrale degli atti di nascita non è l’unica via.
Inoltre, la Corte ha sottolineato che i ricorrenti non avevano nemmeno avviato la procedura per la trascrizione parziale o per l’adozione.
Il margine di apprezzamento riconosciuto all’Italia
La decisione sulla GPA e figli all’estero conferma un principio già emerso in altre sentenze. Gli Stati godono di un certo margine di apprezzamento nel bilanciare i diversi interessi in gioco.
Nel caso specifico, il margine concesso all’Italia è risultato ampio. La Corte ha ritenuto che il sistema italiano non abbia superato i limiti previsti dalla Convenzione.
Secondo la Corte, “l’Italia ha agito nel rispetto del proprio margine di apprezzamento, offrendo alternative giuridiche per garantire i diritti dei minori”.
Cosa significa la decisione della CORTE EDU sulla GPA e figli all’estero
Per le coppie che si rivolgono alla GPA e figli all’estero, questa decisione è un campanello d’allarme. Non sempre i certificati di nascita stranieri vengono automaticamente riconosciuti in Italia.
Le coppie devono essere consapevoli delle implicazioni giuridiche. Il sistema italiano prevede limiti stringenti, ma allo stesso tempo offre percorsi alternativi per tutelare i minori.
Affidarsi a professionisti esperti in diritto internazionale e nei ricorsi alla CORTE EDU è fondamentale. Solo così si possono valutare le reali possibilità di ottenere tutela giuridica.
Un caso che fa discutere: i terzi intervenienti e il dibattito pubblico
La decisione ha visto la partecipazione come terzi intervenienti di organizzazioni come Ordo Iuris e l’Unione forense per la tutela dei diritti umani.
Il dibattito sulla GPA e figli all’estero è ancora aperto. Da un lato c’è chi invoca una tutela piena dei bambini nati da GPA. Dall’altro chi teme che il riconoscimento integrale degli atti di nascita possa legittimare una pratica vietata.
La stessa Corte costituzionale italiana ha invitato il legislatore a trovare una soluzione equilibrata. Una soluzione che garantisca i diritti dei bambini, senza incentivare la GPA.
La sentenza Bonzano e altri c. Italia non chiude il dibattito. Anzi, evidenzia le contraddizioni e le difficoltà legate alla regolamentazione della GPA e figli all’estero.
La CORTE EDU ha riconosciuto il diritto degli Stati di vietare la trascrizione integrale degli atti di nascita, purché siano previste alternative adeguate.
Per le famiglie coinvolte è essenziale comprendere i passaggi giuridici necessari. In questo contesto, uno studio legale competente sui ricorsi alla CEDU rappresenta un alleato fondamentale.




