IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL’UOMO

La vera soluzione per far valere i tuoi diritti negati!

Certamente non deve essere considerato un quarto grado di giudizio, ma un nuovo strumento di  giurisdizione internazionale ove far valere  quei diritti inviolabili riconosciuti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

La Convenzione, infatti, accanto alla parte riguardante il sistema di garanzia e le modalità di presentazione dei ricorsi, riconosce una serie di diritti: quello alla vita (art. 2), il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti (art. 3), il divieto di schiavitù e lavori forzati (art. 4), il diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5), il diritto all’equo processo (art. 6), il riconoscimento del principio nulla poena sine lege (art. 7), il diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8), il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione (art. 9), quello alla libertà di espressione (art. 10), il diritto alla libertà di riunione e di associazione (art. 11), quello al matrimonio (art. 12), il diritto a un ricorso effettivo (art. 13), il divieto di discriminazione (art. 14).

A tali diritti, come detto, se ne sono aggiunti altri con l’adozione di specifici Protocolli come quello addizionale del 20 marzo 195216 che prevede la tutela del diritto di proprietà (art. 1), il diritto all’istruzione (art. 2) e il diritto a libere elezioni (art. 3); il Protocollo n. 4 del 16 settembre 1963 sul diritto alla libertà di circolazione (art. 2), il divieto di espulsione di cittadini (art. 3) divieto di espulsioni collettive (art. 4).

La CEDU è un Trattato internazionale sulla protezione dei diritti fondamentali. Essa nasce, nel 1950, un po’ prima dell’integrazione delle Comunità europee, antesignane dell’UE, su iniziativa dei 47 Stati parte del Consiglio d’Europa.

Perché è stato previsto tale Trattato?

Il motivo per cui viene elaborato un Trattato che si occupa di diritti fondamentali politici, civili ed economici sociali, per garantire un livello minimo nella protezione dei diritti fondamentali. La volontà era, dopo il secondo conflitto mondiale, quella di delineare uno standard minimo europeo.

Questo sistema è particolarmente importante in quanto dotato di apposito organo giurisdizionale: la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nel momento in cui, il sistema a livello interno dei singoli Stati, non tutela gli standard minimi richiesti dalla Convenzione, la Corte può essere adita per il ripristino della tutela dei diritti fondamentali. 

Quando è possibile promuovere ricorso dinnanzi la Corte EDU?

L’art. 34 CEDU designa come legittimati “ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda d’essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti Contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli”.

Si tratta di persone fisiche o giuridiche o gruppi di queste che, avendo cittadinanza di, o sede in uno degli Stati aderenti alla Convenzione, affermino la presenza di una violazione di un diritto o di una libertà fondamentale. Il ricorso deve essere esperito previo “esaurimento delle vie di ricorso interne”.

Con riferimento al contesto italiano, è possibile adire il giudice di Strasburgo solo dopo aver validamente esperito tutti i mezzi di impugnazione (ordinaria) stabiliti dalla legge quali il ricorso in appello e per Cassazione o dopo aver sollevato questione di legittimità costituzionale dinnanzi alla Corte Costituzionale. La norma fissa, altresì, il termine per la proponibilità del ricorso.

Questo è fissato in quattro mesi che decorrono dalla data della decisione interna definitiva.

Quando il ricorso è irricevibile?

Una volta ricevuto il ricorso, il medesimo può essere dichiarato irricevibile da un giudice unico, con decisione definitiva e conseguente cancellazione della causa dal ruolo. L’irricevibilità può essere legata tanto a ragioni di carattere formale quanto a forme di abuso del diritto al ricorso.

Per ciò che concerne la prima categoria, il ricorso deve contenere tutto quanto richiesto dall’apposito formulario di ricorso.

È necessario inserire un riassunto del caso, indicare le violazioni ed includere tutti i documenti a supporto delle doglianze, come ad esempio le sentenze dei tribunali nazionali. Il ricorso non deve mai essere anonimo ed il ricorrente deve indicare il suo nome affinché risulti identificabile.

L’irricevibilità è, altresì, dichiarata in caso di abuso del diritto che si ha nei casi in il ricorso sia stato presentato dal ricorrente sotto falsa identità o falsificando i documenti.

Si configura abuso del diritto anche quando uno o più eventi o sviluppi essenziali per l’esame del caso siano stati taciuti dinnanzi la Corte.

Il ricorso potrà essere dichiarato inammissibile anche in caso di uso di linguaggio offensivo, ad esempio degli insulti, o di violazione dell’obbligo di confidenzialità inerente ad un’eventuale composizione amichevole della controversia.

La qualità di vittima

 È possibile presentare ricorso e, dunque, lamentare una o più violazioni della Convenzione solo nel caso in cui si sia vittima delle stesse.

Nella definizione di vittima accolta dalle norme di rito delle Corte si rinviene tale quadripartizione:

Vittima diretta: si tratta del soggetto danneggiato personalmente dalla violazione.

Vittima indiretta: si tratta dei soggetti che hanno un interesse legittimo al ricorso, a fronte del venir meno della vittima diretta. Ad esempio in caso di decesso della vittima diretta prima dell’introduzione del ricorso, i prossimi congiunti della persona defunta, possono presentare il ricorso sollevando doglianze legate al decesso o alla scomparsa del parente. Tuttavia, se le doglianze presentate non sono strettamente legate al decesso o alla sparizione della vittima diretta, la qualità di vittima potrebbe essere negata.

Vittima potenziale: Si hanno vittime potenziali nel caso in cui, per esempio, si tratti di cittadine/i straniere/i oggetto di un ordine di espulsione che non è stato ancora eseguito, se l’esecuzione di tale ordine li espone al rischio di subire trattamenti inumani o degradanti, o tortura, nel paese di destinazione.

Vittima deceduta: Se la vittima decede nel corso del procedimento dinanzi alla Corte di Strasburgo e gli eredi o parenti prossimi/e della stessa, potranno proseguire la causa, laddove riescano a dimostrare un interesse legittimo nella continuazione del procedimento.

 

 

 

 

 

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