LA DENUNCIA E LA QUERELA: DIFFERENZE, MODI E TERMINI DI PRESENTAZIONE

Nell’ordinamento penale italiano, la querela è una dichiarazione di volontà attraverso cui è consentita la facoltà di adire l’Autorità Giudiziaria per il perseguimento di quei reati «[…] per cui non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta o istanza […]» ai sensi dell’art. 120 del Codice Penale ed al fine di procedere contro chi ha commesso il fatto.

Tale dichiarazione è proposta dalla persona offesa (così come dal suo rappresentante legale), ossia il soggetto passivo del reato o altresì il detentore del bene giuridico protetto dalla norma penale. Si configura, dunque, una condizione di procedibilità – subordinando l’esercizio dell’azione penale alla volontà della parte offesa – dalla quale il legislatore fa dipendere la perseguibilità di determinati fatti ritenuti criminosi.

È compito del querelante render noto, agli organi preposti, tanto della notizia di reato quanto dell’intenzione mirata alla punizione del querelato.

Nei casi di reati perseguibili a querela di parte, inoltre, l’azione penale viene costantemente esercitata dall’accusa e la persona offesa si tramuta in soggetto processuale.

Per quanto concernono i termini per proporre la querela, l’art. 124 del Codice Penale sancisce al primo comma che tale diritto non può essere invocato «[…]decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato».

È assai rilevante sottolineare come il decorrere dei tre mesi – e non di novanta giorni – vada considerato a partire dalla notizia del fatto che costituisce reato e non, piuttosto, dal cd. Tempus commissi delicti.

Nelle fattispecie riguardanti i reati contro la libertà sessuale, la querela può essere presentata entro dodici mesi (entro sei mesi, invece, nei casi di reato di stalking).

Per ciò che riguarda il luogo, l’art. 337 del Codice di Procedura Penale – che rimanda a quanto previsto dal secondo comma dell’art. 333 – stabilisce che tale proposta può essere avanzata «[…]alle autorità alle quali può essere presentata denuncia ovvero a un agente consolare all’estero. Essa, con sottoscrizione autentica, può essere anche recapitata da un incaricato o spedita per posta in piego raccomandato». Quando la dichiarazione viene proposta oralmente, ancora, «[…] il verbale in cui essa è ricevuta è sottoscritto dal querelante o dal procuratore speciale».

Ai fini dell’espletamento della proposizione in analisi non è necessaria l’assistenza di un Avvocato sebbene, la presenza del medesimo, potrebbe rivelarsi fondamentale per scongiurare l’ipotesi in cui la notizia di reato trasmessa venga successivamente archiviata.

Le conseguenze derivanti dalla proposta di querela sono la comunicazione nonché l’iscrizione di una notitia criminis presso la Procura della Repubblica.

Alla persona offesa si riserva, comunque, la possibilità di ritirare querela a prescindere dall’esatto momento in cui ciò si verifica e prima dell’emanazione di una sentenza definitiva di condanna: in tal modo, l’azione penale diviene così improcedibile.

Ciò non è consentito dalla legge nei casi di violenza sessuale o, ancora, di atti sessuali con minorenni.

La revoca della querela viene, dunque, definita remissione prevista dall’art. 340 del Codice di Procedura Penale.

Quest’ultima, oltre a consentirne la revoca in sede giudiziale o stragiudiziale, può esplicitarsi nelle forme espressa o tacita.

Nel primo caso, la remissione espressa si verifica allorquando «[…]è fatta e accettata personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta dall’autorità procedente o da un ufficiale di polizia giudiziaria che deve trasmetterla immediatamente alla predetta autorità».

Nel secondo caso, invece, la remissione va considerata tacita «[…]quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela» ai sensi dell’art. 152del Codice Penale.

La remissione di querela comporta, come effetto, l’estinzione del reato: colui che ha commesso il fatto non potrà, quindi, esser punito per quel determinato fatto ritenuto dalla legge criminoso.

Qualora il procedimento sia già in corso, l’imputato dovrà necessariamente esser prosciolto – allorquando, lo stesso, accetti tale revoca – con apposita sentenza di proscioglimento e dinon doversi procedere per impossibilità nel proseguire con l’azione penale. L’accettazione da parte del querelato, secondo l’orientamento della giurisprudenza, non deve necessariamente sostanziarsi con la forma espressa ma può anche costituirsi mediante comportamenti omissivi (forma tacita).

La querela si distingue, quindi, dalla denuncia poiché quest’ultima è invece un atto giuridico formale attraverso cui è consentito «[…]ad ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio» di invocarlo ai sensi dell’art. 333 del Codice di Procedura Penale.

La legge, ancora, determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria (artt. 364 e 709 del Codice Penale). Infine, l’elemento della procedibilità d’ufficio della denuncia permette allo Stato di perseguire autonomamente – e senza impulso esterno – un determinato fatto avviando così un’azione giudiziaria in presenza di reati molto gravi ed indipendentemente dalla volontà della persona offesa.

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