LA GIUSTIZIA RIPARATIVA DOPO LA RIFORMA CARTABIA: UTILITA’ E PRESUPPOSTI

La giustizia riparativa, introdotta dalla recente Riforma Cartabia del procedimento penale, è ormai divenuta realtà.

Quest’ultima consiste in una forma di risoluzione del conflitto – complementare al processo – che si fonda sull’ascolto e sul riconoscimento, tra la vittima e l’autore del fatto ritenuto criminoso, attraverso «[…] ogni programma che consente alla vittima del reato, alla persona indicata come autore dell’offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato Mediatore […]» secondo quanto previsto dall’art. 42 del D.Lgs. del 10 Ottobre 2022, n. 150.

Finalità della novella legislativa è dunque il tentativo di risanare il legame con la società mediante l’instaurazione di un contatto diretto tra l’offeso e l’offensore.

Tale mediazione si rivela utile nel risolvere gli effetti scaturenti dal reato commesso – su base volontaria e nella riservatezza assoluta – ed offre all’indagato, all’imputato o altresì al condannato dei benefici sulle sanzioni in cambio di riparazioni simboliche (come ad esempio le scuse formali) o materiali (come ad esempio il risarcimento del danno).

Va comunque ribadito che la giustizia riparativa non si traduce in un metodo alternativo alla giustizia ordinaria ma assurge, piuttosto, ad un ruolo incidentale.

La Costituzione, difatti, stabilisce i motivi per cui tale strumento non possa essere riconosciuto dall’ordinamento domestico e, tra questi, l’articolo 112 sancisce anzitutto il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Il Centro per la giustizia riparativa si occupa di curare il tutto: si tratta di una struttura pubblica, istituita presso gli enti locali, a cui viene affidato il compito di organizzare, gestire, erogare e curare lo svolgimento dei relativi programmidi giustizia riparativa.

Presso ogni Corte di Appello è istituita la Conferenza locale per la giustizia riparativa a cui partecipano – attraverso i propri rappresentanti – il Ministero della Giustizia, le Regioni, le Province, le Città metropolitane, le Province autonome, i Comuni sedi di Uffici Giudiziari compresi nel Distretto di Corte di Appello e ogni altro Comune presente nel medesimo Distretto e presso cui sono in atto esperienze di giustizia riparativa.

A tale forma di risoluzione del conflitto è possibile accedere per tutte le fattispecie di reato, a prescindere dalla gravità, in ogni stato e grado del procedimento penale.

In qualsivoglia stato e grado del procedimento, il Giudice può disporre – sentite le parti e i difensori – «[…] l’invio dell’imputato e della vittima del reato […] al Centro per la giustizia riparativa di riferimento, per l’avvio di un programma di giustizia riparativa» ai sensi dell’art. 129 bis del Codice di Procedura Penale.

Ciò diviene attuabile allorquando colui che viene chiamato a giudicare ritenga che lo svolgimento dello stesso possa rivelarsi utile al fine della risoluzione delle questioni derivanti dal fatto criminoso per cui si procede.

Una volta terminato il programma, il Giudice acquisisce la relazione trasmessa dal Mediatore, contenente la descrizione delle attività svolte così come il cd. esito riparativo.

Nell’evenienza in cui il programma sia stato svolto e vi sia stato esito riparativo, in ultima istanza, il Giudice potrà valutarlo ai fini dell’art. 133 del Codice Penale come circostanza attenuante ex art. 62, primo comma, n. 6 del medesimo Codice, ai fini della concessione della sospensione condizionale della pena o, altresì, come remissione tacita della querela.

 

 

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