LA REVOCA DELLA CITTADINANZA ITALIANA

La concessione della cittadinanza italiana non è un diritto immutabile e assoluto.

Quando viene acquisito ai sensi degli artt.  2, 5 e 9 della Legge 91/1992 è possibile che lo status di cittadino venga revocato.

Il nuovo art. 10 bis della L. 91/1992, introdotto con l. 132 del 2018 stabilisce quanto segue:

« La cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, comma 2, 5 e 9, è revocata in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del codice di procedura penale, nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2, del codice penale. La revoca della cittadinanza è adottata, entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati di cui al primo periodo, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno.»

Da come si evince dal testo della norma, le ipotesi di revoca della cittadinanza italiana riguardano non già l’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis ma alcune specifiche modalità di acquisizione della cittadinanza di cittadini maggiorenni.

I casi sono i seguenti:

  • Soggetti nati e legalmente residenti in Italia fino al compimento dei 18 anni i quali hanno manifestato la loro intenzione di diventarne cittadini (art. 2 L. 91/1992);
  • Soggetti divenuti cittadini italiani a seguito di matrimonio con cittadino italiano (ovvero soggetti uniti civilmente)
  • Soggetti di cui all’art. 9 L. 91/1992, ovvero lo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, lettera c);
  1. b) allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente alla adozione;
  2. c) allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;
  3. d) al cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica;
  4. e) all’apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;
  5. f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

Si osservi come i reati previsti dalla novella legislativa rientravano comunque nei casi ostativi di concessione della cittadinanza italiana.

Una volta passata in giudicato la Sentenza di condanna per i reati indicati, il decreto di revoca dovrà essere adottato decorsi tre anni dalla data di passaggio in giudicato.

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