Salta al contenuto principale

Avvocato Massimo Ferrante

DETENZIONE ILLEGALE IN REMS: LA CORTE EDU CONDANNA L’ITALIA

Il 6 giugno 2024, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) ha emesso una sentenza cruciale nella causa Cramesteter c. Italia.

La vicenda riguarda la detenzione di un cittadino italiano, Fabio Cramesteter, in una struttura psichiatrica oltre il limite di legge.

La Corte ha stabilito che la detenzione era illegale e ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 5 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo.

Il contesto del caso

Fabio Cramesteter, nato nel 1970, è stato detenuto in un ospedale psichiatrico giudiziario e, successivamente, in una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). La sua detenzione è stata prorogata varie volte, superando la durata prevista dalla legge italiana introdotta con la legge n. 81 del 2014.

Tale normativa impone un limite massimo di durata per le misure di sicurezza detentive, che corrisponde alla pena massima applicabile per i reati commessi.

Nonostante la nuova legge, Cramesteter è rimasto in detenzione oltre il limite previsto.

Solo nel 2016, dopo una serie di battaglie legali, è stato liberato. Successivamente, ha avviato un procedimento di riparazione per ingiusta detenzione. Tuttavia, le autorità italiane hanno respinto la sua richiesta, affermando che la legge non poteva essere applicata retroattivamente.

La sentenza della Corte EDU

La Corte EDU ha riconosciuto che la detenzione di Cramesteter oltre il termine massimo stabilito dalla legge n. 81/2014 era illegale. Inoltre, ha sottolineato che le autorità italiane non hanno fornito al ricorrente alcun meccanismo di risarcimento per la detenzione ingiusta subita.

Secondo la Corte EDU, la detenzione di Cramesteter a partire dal 28 febbraio 2015 non aveva una base giuridica valida. Anche se la legge italiana prevedeva un limite massimo per le misure di sicurezza detentive, le autorità hanno continuato a prorogare la detenzione del ricorrente senza una giustificazione legale. La Corte ha stabilito che vi è stata una violazione dell’articolo 5 § 1 della Convenzione, che garantisce il diritto alla libertà e alla sicurezza.

L’impossibilità di ottenere riparazione

Un altro aspetto importante della sentenza riguarda la violazione dell’articolo 5 § 5 della Convenzione, che garantisce il diritto a una riparazione per la detenzione illegale. Cramesteter ha avviato un procedimento per ottenere un risarcimento ai sensi dell’articolo 314 del Codice di Procedura Penale italiano, ma il suo ricorso è stato respinto.

Le corti italiane hanno considerato che la normativa non si applicava retroattivamente alle misure di sicurezza definitive, come nel caso di Cramesteter. Questa mancanza di rimedi ha portato la Corte EDU a concludere che Cramesteter non aveva avuto alcuna possibilità di ottenere riparazione per la detenzione ingiustamente subita.

Il risarcimento stabilito dalla Corte EDU

La Corte EDU ha stabilito che l’Italia deve risarcire Cramesteter con una somma di 8.000 euro per danno morale, entro tre mesi dalla data in cui la sentenza diverrà definitiva. In caso di mancato pagamento entro il termine stabilito, l’importo sarà maggiorato di un interesse pari al tasso della Banca centrale europea, aumentato di tre punti percentuali.

La Corte ha anche rifiutato la richiesta di risarcimento per le spese legali, poiché il ricorrente non ha fornito prove sufficienti della loro realtà e necessità.

Implicazioni della sentenza

Questa sentenza sottolinea l’importanza di garantire che le misure di sicurezza detentive rispettino i limiti di durata imposti dalla legge. La decisione della Corte EDU impone all’Italia di riformare il proprio sistema di detenzione psichiatrica per evitare future violazioni dei diritti umani.

Inoltre, la sentenza ha rilevato l’assenza di un meccanismo effettivo di riparazione per i casi di detenzione ingiusta nelle REMS, sollevando interrogativi sull’efficacia delle leggi italiane in questo campo.

Conclusioni

La causa Cramesteter c. Italia rappresenta un caso significativo nella giurisprudenza della Corte EDU, poiché evidenzia la necessità di un controllo rigoroso sulle detenzioni in strutture psichiatriche e l’importanza di garantire rimedi effettivi per le vittime di ingiusta detenzione. L’Italia è ora chiamata a rispettare i principi sanciti dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo e a migliorare il proprio sistema giudiziario per tutelare i diritti dei detenuti.

Hai bisogno di aiuto?

Non rimanere nel dubbio. Contattami per esaminare il tuo caso o scrivimi per avere i dettagli che cerchi.
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Facebook