LA SENTENZA STORICA DELLA CORTE EDU E LA CONDANNA DELLA SVIZZERA PER IL MANCATO CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

In data 9 Aprile 2024, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Svizzera – ric. n. 53600/20, Verein Klima Seniorinnen Schweiz and Others v. Switzerland– per la violazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) per non aver promosso misure al fine di contrastare il cambiamento climatico. Nel ritener la Confederazione Elvetica colpevole in merito alla mancata tutela dei diritti umani nell’ambito del rispetto degli obblighi sul clima, la Corte EDU ha quindi dato ragione ad un’Associazione denominata Anziane per il clima Svizzera ed altri quattro singoli ricorrenti.

Orbene, con una sentenza storica, la Corte di Strasburgo si è espressa a favore del gruppo di anziane donne riconoscendo l’esigenza della protezione del clima come un diritto umano. La Corte EDU ha difatti stabilito come la Svizzera abbia violato i diritti dei ricorrenti in quanto non ha adottato le misure necessarie a contenere il riscaldamento globale. In particolare, a tal riguardo, sono emerse le violazionidell’art. 6 (Diritto a un equo processo) così come dell’art. 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU.

Il 26 Novembredel 2020 l’Associazione delle Anziane per il clima Svizzera, sorta nel 2016 e che oggigiorno annovera oltre duemila socie presenti in tutto lo Stato con un’età media di 73 anni, si era rivolta ai Giudici di Strasburgo avanzando ricorso. Nel Marzo del 2021, la Corte EDU aveva deciso di trattare in via prioritaria il ricorso in esame sul clima e, alla fine del mese di Aprile del 2022,aveva reso noto che il medesimo sarebbe stato esaminato dalla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Nel condannare il Paese Elvetico, i Giudici di Strasburgo hanno dunque affermato che la Svizzera

«[…] non ha adempiuto ai suoi obblighi in materia di cambiamenti climatici e che ci sono state deficienze critiche nel processo che doveva permettere di creare un quadro normativo, compresa l’incapacità delle autorità di quantificare attraverso un bilancio del carbonio o in altro modo i limiti delle emissioni nazionali di gas a effetto serra […]».

La Corte ha basato la propria decisione su alcune considerazioni preliminari come il fatto che

«[…] un’azione inadeguata dello Stato per combattere i cambiamenti climatici aggrava i rischi di conseguenze dannose e minaccia il godimento dei diritti umani[…]».

La Corte EDU, peraltro, ha rimarcato come

«[…] vi sono indicazioni sufficientemente affidabili[…]» in merito all’esistenza dei cambiamenti climatici di origine antropica. Cambiamenti di cui gli Stati «[…]sono consapevoli[…]» e che potrebbero essere affrontati «[…]efficacemente con misure adeguate[…]». I rischi per i cittadini, hanno poi sottolineato i Giudici di Strasburgo, sarebbero «[…]inferiori se l’aumento della temperatura fosse limitato a 1,5° gradi rispetto ai livelli preindustriali e se si agisse con urgenza[…]».

Nella stessa giornata, infine, la Corte EDU ha esaminato e respinto due ricorsi rispettivamente avanzati da un gruppo di giovani portoghesi nei confronti di trentadue Stati nonché dall’ex Sindaco del Comune transalpino di Grande-Synthe contro la Francia.

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