L’ARCHIVIAZIONE DEL PROCESSO PENALE E L’OPPOSIZIONE DELLA PERSONA OFFESA

Nel sistema processual penalistico italiano, attraverso il decreto di archiviazione, il Giudice per le indagini preliminari (G.I.P.) dichiara l’infondatezza di una denuncia o altresì di una querela che hanno dato origine ad un determinato procedimento. Quest’ultimo rappresenta l’alternativa all’esercizio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero (P.M.), a conclusione delle indagini preliminari, in presenza dei presupposti di fatto stabiliti dagli artt. 408 e 415 del Codice di Procedura Penale nonché dei presupposti di diritto sanciti dall’art. 411 del Codice suddetto.

Si ricorre allo strumento del decreto di archiviazione – con maggiore dettaglio – allorquando la notizia di reato risulti infondata, nel caso in cui l’autore del fatto ritenuto criminoso sia rimasto ignoto, qualora risulti mancante una condizione di procedibilità così come il reato sia estinto o ancora il fatto non sia previsto dalla legge come reato e, infine, quando il fatto sia considerato di particolare tenuità.

Il decreto fin qui analizzato si differenzia, poi, dalla richiesta di archiviazione: quest’ultima viene infatti avanzata dal P.M. e, quindi, dal Magistrato che ha condotto le indagini preliminari. Nell’ipotesi in cui si presenti tale richiesta, con opposizione alla medesima

«[…] la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova» secondo quanto stabilito dal primo comma dell’art. 410 del Codice di Procedura Penale, nel termine di venti giorni – trenta, invece, alla presenza dei reati di stalking e di altri delitti commessi con violenza alla persona – dalla notifica del relativo avviso.

Entro tre mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari (prorogabile di altri tre mediante decreto motivato del Procuratore Generale della Repubblica), il P.M. presenta quindi al G.I.P. la richiesta di archiviazione – in presenza dei presupposti di fatto o di diritto – e ne fa dare avviso alla persona offesa (o, in alternativa, all’Avvocato se già nominato) che al momento della presentazione della notizia di reato, o anche successivamente, ne abbia fatto richiesta.

Secondo la giurisprudenza, viene pacificamente acclarato come l’atto di opposizione alla richiesta sopra evidenziata non presenti natura di impugnazione ma rappresenti piuttosto espressione specifica della generale facoltà delle parti di avanzare richieste al Giudice ai sensi dall’art. 121 del Codice di Procedura Penale. Quest’ultimo è dunque finalizzato ad un’integrazione investigativa e la persona offesa, a pena di inammissibilità, deve fornirne l’oggetto e i relativi elementi di prova.

«Se l’opposizione è inammissibile e la notizia di reato è infondata […]»il secondo comma dell’art. 410 del Codice di Procedura Penale recita che «[…]il Giudice dispone l’archiviazione con decreto motivato e restituisce gli atti al Pubblico Ministero». «Se non accoglie la richiesta[…]», invece, «[…] il Giudice entro tre mesi fissa la data dell’udienza in Camera di Consiglio e ne fa dare avviso al Pubblico Ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato. La persona sottoposta alle indagini e la persona offesa sono altresì informate della facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa», secondo quanto sancito dall’art. 409 del Codice di Procedura Penale.

In esito all’udienza, ove il Giudice dovesse ritenere necessarie ulteriori indagini provvederà ad indicarle tramite ordinanza indirizzata al P.M. fissando il termine per il loro compimento. In caso contrario, infine, quest’ultimo provvederà entro tre mesi a disporre l’archiviazione o altresì che entro dieci giorni il Pubblico Ministero formuli l’imputazione e fissi, poi, con relativo decreto – entro due giorni dalla formulazione medesima– l’udienza preliminare.

 

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