LE MODIFICHE AL CODICE ROSSO PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

LE INNOVAZIONI AL CODICE ROSSO
Vanessa Ballan, Giulia Cecchettin, Giulia Tramontano, Concetta Maruocco sono nomi tristemente noti in quanto identificano le ultime protagoniste del drammatico virus di violenza che sembra aver contagiato l’intero contesto italiano. Il 2022 e il 2023 sono gli anni in cui– complice anche l’attenzione mediatica- è stato osservato un “picco di contagi”. 
Sebbene il problema dei femminicidi e, più in generale, della violenza di genere necessiti di riflessioni che non si esauriscono nel mero contesto normativo ma che si spingono nell’indagine delle ragioni criminologiche, sociali e psicologiche; diviene necessario osservare da vicino quelle innovazioni che il legislatore ha introdotto prima con il “Codice Rosso” e poi con il “Codice Rosso Rafforzato”, nel tentativo di debellare il fenomeno criminale in esame. 
In questa sede ci si soffermerà primariamente sulle innovazioni introdotte in seno al codice di rito, con una particolare attenzione alle strategie di ordine precauzionale. Si passerà, poi, all’analisi delle novelle dispositive che hanno interessato il codice Rocco.
 
MODIFICHE AL PROCESSO 
Formazione dei ruoli
Il nuovo Codice Rosso rafforzato aggiunge ai delitti cui l’ordinamento assicura priorità nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi i seguenti delitti: 
-Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa
-Costrizione o induzione al matrimonio
-Lesioni personali aggravate (vd infra)
-Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al volto
-Interruzione di gravidanza non consensuale
-Diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti
-Stato di incapacità procurato mediante violenza ove ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale
COMUNICAZIONE DELLA SCARCERAZIONE O EVASIONE DELL’INDAGATO
Il nuovo Codice Rosso Rafforzato è intervenuto modificando l’art. 90-ter c.p.p.. Viene sancito come nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona, non solo i provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva emessi nei confronti dell’imputato in stato di custodia cautelare o del condannato internato sono immediatamente comunicati alla persona offesa che ne faccia richiesta, ma anche quelli emessi nei confronti dell’imputato in stato di custodia cautelare. 
CRITERI DI SCELTA DELLE MISURE
Altra importante modifica è quella relativa all’art. 275 c.p.p., con riferimento alla presunzione di inadeguatezza della misura custodiale. Al c. 2 bis, la disposizione sancisce l’inadeguatezza della misura della custodia cautelare (carceraria o domiciliare), laddove il giudice ritenga che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena. Si prosegue affermando l’inapplicabilità della misura carceraria se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. Questa presunzione -incontra un limite nei procedimenti per: 
-Incendio boschivo
-Maltrattamenti contro familiari e conviventi
-Atti persecutori
-Diffusione illecita di immagini o video sessualmente impliciti
-Furto in abitazione e furto con strappo
-I reati ostativi di cui all’art. 4 bis l. 354/1975
A questo elenco si aggiungono con la riforma, i seguenti reati per i quali la presunzione di inadeguatezza della misura custodiale NON trova applicazione: 
-Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa
-Lesioni personali 
-Nelle seguenti ipotesi aggravate: 
-Fatti commessi contro l’ascendente o il discendente, commessi per eseguire od occultare un  altro reato, ovvero per conseguire o assicurare a se’ o ad altri il prodotto o  il profitto o il prezzo ovvero la impunita’ di un altro reato. 
-Fatti integrati in occasione della commissione di taluno dei delitti violenti o a sfondo sessuale, elencati dall’art. 576 (lesioni personali, deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso, prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo).
-Fatto commesso dall’autore del delitto di atti persecutori nei cfr della stessa persona offesa.    
Modalità di controllo nell’esecuzione degli arresti domiciliari
Nella disposizione della misura degli arresti domiciliari si introduce un vaglio della “fattibilità tecnica” ad opera della polizia giudiziaria. Essa si riferisce agli strumenti di controllo a distanza. 
Condizioni di applicabilità delle misure coercitive
Si è introdotta la possibilità di disposizione delle misure coercitive, al di fuori dei casi previsti in precedenza (nei soli casi in cui si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni), per i procedimenti in cui si procede per: 
-Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa
-Lesioni personali aggravate (vd supra)
Allontanamento dalla casa familiare 
Con riferimento alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare, una prima novità si apprezza al c. 6, in cui si sancisce la possibilità di disporre la misura anche nei casi in cui si proceda per tentato omicidio e deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso.  
Si è poi provveduto a specificare che sempre nei casi di cui al c. 6 la misura può essere disposta, anche al di fuori dei limiti di pena, con le modalità di controllo proprie dell’esecuzione degli arresti domiciliari (braccialetto elettronico e dispositivi simili) e con la prescrizione di mantenere una determinata distanza, comunque non inferiore a cinquecento metri, dalla casa familiare e da altri luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. Laddove l’imputato neghi il suo consenso all’adozione delle modalità di controllo a distanza, il giudice dispone una misura più grave. Ad un simile epilogo si giunge nel caso in cui venga accertata la NON FATTIBILITA’ TECNICA DELLE MODALITA’ DI CONTROLLO. 
Determinazione di una distanza non inferiore a cinquecento metri ed estensione delle modalità esecutive previste per gli arresti domiciliari sono quanto sancito dal legislatore riformista anche per la misura interdittiva del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. 
Revoca e sostituzione delle misure
All’interno della disposizione che regola la revoca e la sostituzione di una misura cautelare, l’art. 299 c.p.p., sono stati aggiunti i commi 2-ter e 2-quater.
È solo quest’ultimo a sancire qualcosa di interessante ai nostri fini. Esso dispone come nei procedimenti per i delitti di: 
-Omicidio
-Lesioni personali 
-deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso, 
-prostituzione minorile
-pornografia minorile
-violenza sessuale, 
-atti sessuali con minorenne,
-corruzione di minorenne
-violenza sessuale di gruppo
-l’estinzione, la revoca delle misure coercitive dell’allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento, del divieto e obbligo di dimore, della custodia cautelare (anche in luogo di cura) e degli arresti domiciliari o la loro sostituzione con una misura meno grave sono comunicati al PREFETTO, che sulla base delle risultanze delle riunioni di coordinamento può adottare misure di vigilanza dinamica. 
Linee guida per la formazione degli operatori che assistono la persona offesa
È prevista la realizzazione di apposite linee guida per la formazione degli operatori che entrano in contatto con le donne vittime di violenza. È altresì sancita la predisposizione di linee programmatiche, da parte del Ministero della Giustizia, da proporre alla Scuola Superiore della Magistratura affinché si promuovano delle iniziative formative in materia di violenza contro le donne e domestica.
L’introduzione delle misure urgenti di protezione della persona offesa
Viene introdotto l’art. 362 bis c.p.p concernente le misure urgenti di protezione della persona offesa. Esso recita: 
“Qualora si proceda per il delitto di cui all’articolo 575, nell’ipotesi di delitto tentato, o per i delitti di cui agli articoli 558 bis, 572, 582, nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, 583 bis, 583 quinquies, 593 ter, da 609 bis a 609 octies, 610, 612, secondo comma, 612 bis, 612 ter e 613, terzo comma, del codice penale, consumati o tentati, commessi in danno del coniuge, anche separato o divorziato, della parte dell’unione civile o del convivente o di persona che è legata o è stata legata da relazione affettiva ovvero di prossimi congiunti, il pubblico ministero, effettuate le indagini ritenute necessarie, valuta, senza ritardo e comunque entro trenta giorni dall’iscrizione del nominativo della persona nel registro delle notizie di reato, la sussistenza dei presupposti di applicazione delle misure cautelari.
2. In ogni caso, qualora il pubblico ministero non ravvisi i presupposti per richiedere l’applicazione delle misure cautelari nel termine di cui al comma 1, prosegue nelle indagini preliminari.
3. Il giudice provvede in ordine alla richiesta di cui al comma 1 con ordinanza da adottare entro il termine di venti giorni dal deposito dell’istanza cautelare presso la cancelleria”.
Introduzione dell’arresto in flagranza differita
Nei casi in cui si procede per: 
-Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa
-Maltrattamenti contro familiari e conviventi
-Lesioni personali
-Atti persecutori
Viene considerato in stato di flagranza il soggetto che, sulla base di documentazione videofotografica o di altra documentazione legittimamente ottenuta dalla quale emerge inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore. 
Il presupposto per l’applicazione della misura è che sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate, ponendo in grave e attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona offesa. 
L’arresto differito, secondo l’indicazione normativa, deve essere compiuto, in ogni caso, NON OLTRE IL TEMPO NECESSARIO ALL’IDENTIFICAZIONE DELL’AUTORE, ed entro 48 H DAL FATTO.
La disciplina procedimentale è stata costruita attraverso un generico rinvio per relationem, nei limiti della compatibilità, a quella già prevista dal codice di rito in materia di convalida dell’arresto in flagranza di reato e del fermo di indiziato. Occorre, dunque, che entro 48h dall’esecuzione del provvedimento il p.m ne richieda convalida al gip e che entro le successive 48h il giudice, pronunciandosi sulla convalida, disponga l’applicazione della misura in conformità alla richiesta del pm. 
Allontanamento d’urgenza dalla casa familiare
Si introduce la possibilità di disporre anche al di fuori dei casi di flagranza, l’allontanamento dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, per il soggetto gravemente indiziato di:
-Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa
-Maltrattamenti contro familiari e conviventi
-Lesioni personali – limitatamente alle ipotesi procedibili d’ufficio o aggravate (con rif agli artt. 576 c.1, num. 2,5,5.1, e 577 cpp)
-Atti persecutori
La disposizione presenta una clausola residuale in cui si estende tale possibilità ad ogni altro delitto, in forma consumata o tentata, commesso con minaccia o violenza alla persona per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni. 
Anche in questo caso si pone una condizione. Si tratta della sussistenza di fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave e attuale pericolo la vita o l’integrità fisica della persona. 
Il provvedimento di allontanamento è attribuito alla competenza della polizia giudiziaria, che però può procedervi “previa autorizzazione” del p.m., la quale può essere scritta, orale o essere effettuate in via telematica.  La dottrina più attenta non nasconde alcune perplessità proprio con riferimento a tale autorizzazione. Viene considerata fuori sistema la scelta di designare un potere cautelare attribuito alla polizia giudiziaria che veda coinvolto il pubblico ministero con la dazione a questi di un potere autorizzatorio. Si tratta di una disciplina del tutto dissonante rispetto ai poteri di arresto e di fermo che rientrano nella determinazione autonoma della p.g. e che sono solo successivamente comunicati alla pubblica accusa, anche ai fini dell’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 389 c.p.p.
Al disallineamento sistematico si aggiunge, poi, una irragionevolezza intrinseca: tra i reati per cui è consentito disporre l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare ve ne sono alcuni per i quali è consentito o addirittura obbligatorio l’arresto in flagranza, con la conseguenza che solo per l’adozione della misura meno gravosa è prevista la garanzia suppletiva dell’intervento del p.m. A ciò dovendosi aggiungere la difficile conciliabilità tra la previsione dell’arresto obbligatorio, per i reati ove tale misura è imposta ex lege e l’applicabilità della misura gradata che pure presuppone il medesimo compendio indiziario. 
Dal tenore fumoso di tale disposizione che non introduce nulla di nuovo se non un iter confuso dalle scarse potenzialità applicative sembra scorgersi una volontà riformista rivolta più a saziare la fame di precauzionismo e sicurezza propria dei Tribunali mediatici che lavorare sul fronte preventivo in maniera fruttuosa. 
MODIFICHE AL CODICE PENALE
Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Viene modificata la pena prevista dall’art. 387bis c.p., elevando il massimo edittale a 3 anni e 6 mesi ed estende tale pena anche alla violazione di ordini di protezione contro gli abusi familiari civilistici. 
Sospensione condizionale della pena
Si prevede che per la concessione della sospensione condizionale della pena non è più sufficiente la mera partecipazione a percorsi di recupero ma si necessità, altresì, del superamento dei medesimi con esito favorevole. Il provvedimento che determina il venir meno delle misure cautelari dapprima disposte, a seguito della sospensione condizionale della pena deve essere comunicato all’autorità di pubblica sicurezza per l’eventuale applicazione di una misura di prevenzione. Qualsiasi violazione di quest’ultima importa la revoca della sospensione condizionale. 
ALTRE MODIFICHE
Domanda di indennizzo per le vittime di crimini intenzionali violenti.
Viene espunto dai documenti richiesti a corredo della domanda la documentazione attestante l’infruttuoso esperimento dell’azione esecutiva per il risarcimento del danno nei cfr del coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dell’altra parte di un’unione civile, o di chi è o è stato legato da relazione affettiva e stabile convivenza ed elevando da 60 a 120 giorni il termine per la proposizione della domanda. 
Introduzione del provvedimento di ammonimento del Questore per gli autori dei “reati spia”
Per gli autori dei delitti di:
-Violenza privata
-Minaccia aggravata
-Atti persecutori
-Violazione di domicilio
-Danneggiamento
si prevede la disposizione del provvedimento dell’ammonimento questorile. Tale provvedimento è, adesso, attivabile d’ufficio. 
La riforma è intervenuta modificando l’intero D.L. n. 93/2013 che ne contiene la disciplina. Ulteriori modifiche attengono la richiesta di revoca del provvedimento, su istanza dell’ammonito. Essa non può aversi se non prima siano passati tre anni dalla loro emissione, valutata la partecipazione del soggetto ad appositi percorsi di recupero. Si prevedono, poi, degli aumenti di pena nel caso di condanna del soggetto ammonito per gravi delitti attinenti violenza di genere e domestica (anche nel caso in cui la persona offesa sia diversa da quella per la cui protezione è stato adottato il provvedimento questorile). 
Introduzione delle particolari tutele per le vittime di violenza domestica
All’interno del D.l. 93/2013 viene inserito l’art. 3.1, il quale, in casi di fatti da “Codice Rosso” impone la comunicazione al Prefetto per l’adozione di misure di vigilanza dinamica. 
Dobbiamo, adesso, occuparci dei possibili scenari che si dischiudono in seguito alla realizzazione di tali modifiche. 
Un primo punto di partenza che ci consentirà anche di evidenziare luci e (soprattutto) ombre sul nuovo Codice Rosso Rafforzato è rappresentato dai tre topoi principali affrontati nel corso della discussione parlamentare sul disegno di legge in questione: 
Introduzione di norme volte alla prevenzione
Finanziamento della formazione di tutti gli operatori che, a vario titolo, si occupano di violenza domestica
Varo dei decreti attuativi, da parte dell’esecutivo, della legge del 2022 sulle statistiche della violenza di genere. 
È certamente innegabile l’intervento sul fronte preventivo. L’interrogativo che ci si pone, in questa sede, è quello relativo all’efficienza di tali novelle in ordine ai fenomeni da “Codice Rosso”. 
Isolando una di queste possiamo osservare come le medesime costituiscano solo un apparente e fallace passo avanti verso una maggior tutela della persona offesa o di quella a rischio. Si prenda ad esempio la novella realizzata all’interno dell’art. 299 c.p.p. che impone la comunicazione al Prefetto per l’estinzione, la revoca delle misure coercitive dell’allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento, del divieto e obbligo di dimore, della custodia cautelare (anche in luogo di cura) e degli arresti domiciliari o la loro sostituzione con una misura meno grave, per l’eventuale adozione di misure di vigilanza dinamica. 
Lo strumento della vigilanza dinamica si esplica in differenti forme, dotate di differenti livelli di restrizioni e controlli. Essi possono andare dallo sporadico passaggio di una pattuglia di polizia giudiziaria presso il soggetto gravemente indiziato (imputato o indagato) ad accertamenti quotidiani in diversi momenti della giornata. La natura piuttosto blanda non già solo di questa misura ma anche di misure più gravi come il divieto di avvicinamento nella stragrande maggioranza dei casi non garantisce l’incolumità dei soggetti a rischio. Questo è tristemente provato dal fatto che numerosi destinatari di tale misura si siano, poi, macchiati degli efferati delitti che sono stati resi celebri dalle cronache. Tra le tante è possibile ricordare la triste vicenda nostrana relativa all’omicidio della ventiseienne Vanessa Zappalà. Il suo carnefice, all’epoca dei fatti, era destinatario della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi della persona offesa. 
A quanto sopra detto potrebbe obiettarsi ricordando come la riforma in esame estenda le modalità di controllo previste per l’esecuzione della misura degli arresti domiciliari (braccialetto elettronico e simili) anche all’allontanamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Simili precauzioni potrebbero verosimilmente scongiurare il ripetersi di una tragedia come quella appena ricordata se non fosse per alcuni limiti della disciplina prevista.  
Deve primariamente essere considerato il fattore tempo. I tempi di attivazione dei sistemi di monitoraggio previsti sono 10 e 4 gg, che variano a seconda delle concrete modalità di comunicazione tra i dispositivi elettronici di sorveglianza ed il centro elettronico di monitoraggio, a seconda che debba avvenire attraverso la rete radiomobile mediante utilizzo della SIM o con linea fissa. Si tratta di periodi di tempo che potrebbero risultare decisivi per l’escalation di violenza che caratterizza i delitti del Codice Rosso. 
Un secondo è rappresentato dalla soltanto presupposta tempestività della risposta da parte della polizia giudiziaria. Malgrado il tracciamento elettronico in tempo reale, non sempre si dispone di organi di polizia giudiziaria in grado di intervenire tempestivamente in modo da poter scongiurare la commissione di altri reati. Uno dei fenomeni che più frequentemente impedisce la risposta tempestiva della polizia è la manomissione del braccialetto elettronico. 
Un terzo elemento problematico è rappresentato dalle forti dissonanze interne al testo riformato delle norme che introducono tali mezzi di controllo. In tutti i casi in cui si estende la modalità di controllo a distanza a misure differenti da quelle di cui all’art. 284 c.p.p., si impone alla polizia giudiziaria il previo accertamento della “fattibilità tecnica” dell’utilizzo dei mezzi elettronici e degli altri strumenti tecnici di controllo. Prima di tale riforma era il giudice procedente che, dopo il consenso prestato dal destinatario delle misure doveva verificare la disponibilità di apparati da parte della polizia giudiziaria, dovendo sempre motivare, ove si fosse stato al cospetto di una delle ipotesi di presunzione assoluta di adeguatezza circa l’idoneità della misura.  Secondo le intenzioni del legislatore riformista, la nuova formulazione appare più completa e funzionale della precedente – in cui si parlava di semplice disponibilità -, in quanto collega la modalità di controllo alla concreta attivabilità e funzionalità, negli specifici casi e contesti applicativi, dei braccialetti elettronici. Non convince la scelta di affidare un simile giudizio alla sola polizia giudiziaria. Il rischio è quello di spogliare il soggetto destinatario di quella garanzia suppletiva della motivazione del giudice. 
Se a queste considerazioni si aggiungono anche le scarse potenzialità applicative di talune norme introdotte dal novellatore del 2023, non resta che rilevare come l’obiettivo della prevenzione sia stato solo formalmente perseguito. 
Il reale impegno verso una prevenzione efficace non passa attraverso la creazione o integrazione di fattispecie incriminatrici ma si esplica attraverso gli investimenti in risorse educative e di supporto. Questo elemento, pur avendo formato oggetto di discussione parlamentare, sembra esser stato (quasi) totalmente ignorato nella predisposizione del testo della riforma. Una reale strategia preventiva parte dall’educazione, si esplica con il supporto economico e psicologico a bambini e ragazzi appartenenti alle famiglie a rischio. Si tratta di misure che i criminologi suggeriscono al fine di creare efficienti reti di prevenzione integrata. 
Sebbene l’azione sul fronte penale appaia non solo come la risposta più idonea a saziare la sete di sicurezza dell’opinione pubblica ma anche come quella più economicamente vantaggiosa – del resto l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici o una loro modifica è un’operazione a costo zero – essa non si pone come la reale soluzione alla violenza di genere. Si necessitano, invece, investimenti reali e concreti sulle strategie di prevenzione che poco o nulla hanno a che fare con lo strumento penale. Scuola, famiglie, assistenza psicologica e – all’occorrenza anche psichiatrica –  devono costituire il necessario punto di partenza. 

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