NEW PACT ON MIGRATION AND ASYLUM: COSA PREVEDE E COSA CAMBIA NELL’UNIONE EUROPEA

NEW PACT ON MIGRATION AND ASYLUM: COSA PREVEDE E COSA CAMBIA NELL’UNIONE EUROPEA

Nello scorso mese di Dicembre del 2023, il Consiglio e il Parlamento dell’Unione Europea (UE) Vavevano maturato un nuovo Regolamento sui cinque pilastri più rilevanti concernenti il cd. New Pact on Migration and Asylum, ossia l’insieme di norme che mutava la politica migratoria a livello comunitario.

Tale accordo, ratificato dal Parlamento dell’UE lo scorso 10 Aprile 2024, necessiterà dell’ulteriore approvazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea al fine di poter entrare in vigore.

Dopo anni di lavoro, Bruxelles ha dunque adottato dieci testi legislativi per riformare la politica comunitaria in materia di migrazione e di asilo, così come previsto con gli Stati membri dell’UE. Con maggiore dettaglio, il New Pact on Migration and Asylumè incentrato su ben nove testi legislativi:

  1. Il Regolamento sugli accertamenti alle frontiere(Screening);

  2. Il Regolamento sulla procedura di asilo;

  3. Il Regolamento sul rimpatrio alle frontiere;

  4. Il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione;

  5. Il Regolamento sulle situazioni di crisi e di forza maggiore;

  6. Il Regolamento EURODAC (European Asylum Dactyloscopie Database);

  7. La Direttiva sulle condizioni di accoglienza;

  8. Il Regolamento Qualifiche;

  9. Il Regolamento sul quadro dell’Unione per il reinsediamento.

Avanzato dalla Commissione Europea nel Settembre del 2020, le nuove normative sul tema in analisi hanno come scopo una riforma complessiva nella sua dimensione interna ed in quella esterna. Le leggi su cui è stato raggiunto l’accordo posto in essere toccano tutte le fasi della gestione dell’asilo nonché della migrazione: dallo screening dei migranti irregolari al loro arrivo nel territorio dell’UE, dal rilevamento dei dati biometrici alle procedure per presentare e per gestire le richieste di asilo, dalle norme per determinare quale Stato membro sia responsabile della gestione di una domanda alla cooperazione/solidarietà tra Stati membri e disciplinano le situazioni di crisi.

Gli obiettivi prefissati mirano, in particolar modo, al raggiungimento di:

  • Frontiere esterne più sicure;

  • Procedure rapide ed efficienti;

  • Un sistema efficace di solidarietà e di responsabilità;

  • Un’integrazione dei migranti attraverso l’utilizzo di partenariati internazionali.

Tali finalità, invero, comportano una maggiore rapidità ed efficienza dei rimpatri così come l’obbligatorietà dei controlli sanitari e di sicurezza per gli individui che fanno irregolarmente ingresso nell’Unione Europea e, financo, la possibilità per gli Stati membri di scegliere se accogliere o meno i richiedenti asiloed altresì di stanziarne contributi finanziari o di fornirne sostegno operativo.

IL VOTO

Non è un caso, infatti, che il voto sul New Pact on Migration and Asylum abbia spaccato le varie forze politiche presenti nel Parlamento dell’UE oltre che diviso i rispettivi Paesi coinvolti.

Ma soprattutto il nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione non altera, de facto, il principio cardine dell’impianto normativo di Dublino secondo cui un migrante può rivolgere la sua domanda di asilo soltanto al primo tra gli Stati membri ove giunge.

UN GIUDIZIO NEGATIVO 

Per quanto concerne il nuovo provvedimento legislativo europeo sul tema, in ultima battuta, il giudizio negativo ha accomunato numerose Organizzazioni Umanitarie ed ancora varie Associazioni del Terzo Settore nonché persino la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che ha dichiarato – attraverso le parole di un suo esponente – come tale sforzo normativo «[…] avrebbe dovuto modificare le regole di Dublino, favorire la protezione internazionale in Europa di persone in fuga da disastri ambientali, guerre, vittime di tratta e di sfruttamento, persone schiacciate dalla miseria, con un impegno solidale di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea nell’accoglienza, il ritorno alla protezione temporanea come si era visto con gli otto milioni di migranti in fuga dall’Ucraina, un monitoraggio condiviso tra società civili e Istituzioni per salvare vite nel Mediterraneo. Invece l’Europa, mentre continuano le tragedie nel Mediterraneo, a maggioranza di voti si chiude in se stessa, trascura i drammi dei migranti in fuga, sostituisce la vera accoglienza con un pagamento in denaro. E pretende ancora di più dai Paesi di frontiera, come l’Italia: controlli più veloci, ritorni nel primo Paese di sbarco di chi si muove in Europa senza un titolo di protezione internazionale, rimpatri facilitati in Paesi terzi non sicuri, chiudendo gli occhi su esternalizzazioni dei migranti. Indebolendo, non da ultimo, la tutela delle famiglie e dei minori[…]».

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