La Corte EDU ribadisce: protezione fondamentale contro trattamenti degradanti
La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) nel caso B e C c. Svizzera (ricorsi nn. 889/19 e 43987/16) delinea principi fondamentali sulla protezione delle persone LGBTI. In particolare, riguarda l’espulsione del primo ricorrente verso il Gambia, paese dove gli omosessuali affrontano gravi rischi. La Corte ha stabilito che “l’espulsione senza una nuova valutazione del rischio viola l’articolo 3 della Convenzione”.
Il contesto della sentenza
Il caso coinvolge un cittadino gambiano (B) e un cittadino svizzero (C), uniti in una relazione registrata. Il primo ricorrente, B, aveva chiesto asilo in Svizzera basandosi sull’orientamento sessuale e sul rischio di persecuzione in Gambia. Le autorità svizzere avevano respinto la richiesta, ritenendo insufficiente il rischio di trattamenti degradanti. Tuttavia, la Corte EDU ha analizzato la situazione in profondità.
La situazione delle persone LGBTI in Gambia
In Gambia, l’omosessualità è criminalizzata con pene che arrivano fino all’ergastolo. Sebbene il nuovo governo gambiano abbia mostrato un approccio meno repressivo rispetto al passato, la discriminazione sociale e le minacce da parte di attori non statali rimangono allarmanti. La Corte EDU ha sottolineato che l’orientamento sessuale non può essere nascosto per evitare persecuzioni. Inoltre, ha evidenziato che le autorità gambiane spesso non offrono protezione efficace contro gli abusi.
Massima della sentenza
“La Corte stabilisce che l’espulsione di una persona verso un paese dove il rischio di trattamenti inumani e degradanti è concreto, a causa del suo orientamento sessuale, costituisce una violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.”
Gli elementi chiave della decisione
- Analisi insufficiente da parte della Svizzera: La Corte EDU ha rilevato che le autorità svizzere non hanno esaminato adeguatamente i rischi concreti per il ricorrente in Gambia, compresi gli attacchi da attori non statali e l’impossibilità di ottenere protezione.
- Impatto del cambiamento di governo in Gambia: Nonostante alcuni miglioramenti, le leggi discriminatorie sono ancora in vigore, e le autorità gambiane continuano a essere riluttanti a proteggere le persone LGBTI.
- Integrazione del ricorrente: La Corte ha riconosciuto che il ricorrente non può essere costretto a sopprimere il proprio orientamento sessuale per evitare rischi.
Implicazioni della sentenza
Questa decisione rafforza il principio che gli Stati membri devono valutare accuratamente il rischio di persecuzione prima di espellere una persona verso un paese dove i diritti umani non sono garantiti. Inoltre, sottolinea l’importanza della protezione delle persone LGBTI da discriminazioni e violenze, anche quando queste derivano da attori non statali.
Suggerimenti per approfondimenti
Per chi desidera approfondire, si consiglia di consultare:
- Il testo completo della sentenza sul sito ufficiale della Corte EDU.
- Le linee guida dell’UNHCR sulla protezione delle persone LGBTI nei procedimenti d’asilo.
- Rapporti aggiornati sulla situazione dei diritti umani in Gambia pubblicati da Amnesty International.
La sentenza B e C c. Svizzera rappresenta un passo cruciale nella tutela dei diritti umani delle persone LGBTI. La Corte EDU ha riaffermato che gli Stati europei hanno l’obbligo di garantire la protezione contro trattamenti inumani e degradanti. Questo caso evidenzia l’importanza di un’analisi approfondita nei procedimenti di espulsione e rafforza il ruolo della Corte EDU come baluardo dei diritti fondamentali.
Se vuoi scaricare la sentenza integrale: B-e-C-c.-Svizzera




