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Avvocato Massimo Ferrante

PROTEZIONE SPECIALE: LA STORIA DI UN RICHIEDENTE ASILO CHE HA RAGGIUNTO L’INTEGRAZIONE E VINTO IL RICORSO

Il Tribunale di Milano ha recentemente accolto il ricorso presentato da un richiedente asilo nigeriano, difeso dall’Avv. Massimo Ferrante, riguardante il rigetto del permesso di soggiorno per protezione speciale. Questa vicenda giudiziaria evidenzia l’importanza dell’integrazione sociale nel processo decisionale relativo alle richieste di protezione internazionale.

I fatti del caso

Il ricorrente aveva presentato una richiesta di protezione speciale il 22 settembre 2022, ma l’istanza era stata rigettata dalla Questura di Monza e Brianza, sulla base del parere negativo della Commissione Territoriale per la Protezione Internazionale. Secondo la Commissione, non erano presenti i requisiti previsti dall’art. 19 del Testo Unico Immigrazione (TUI), poiché il richiedente non dimostrava continuità lavorativa, abitativa e linguistica adeguata, né un chiaro legame con la sua famiglia in Italia.

Il ricorso

Nonostante il rigetto, l’Avv. Massimo Ferrante ha presentato ricorso al Tribunale di Milano, sostenendo che il richiedente fosse pienamente integrato nel tessuto sociale italiano, sia dal punto di vista lavorativo che abitativo. Durante l’udienza del 25 marzo 2024, il richiedente ha fornito ulteriori informazioni sulle sue condizioni di vita in Italia, dimostrando la sua capacità di esprimersi correttamente in italiano e fornendo documentazione aggiuntiva.

L’Avv. Ferrante ha prodotto una vasta documentazione che attestava il percorso di integrazione del richiedente, tra cui:

  • Attestati di frequenza a corsi di lingua italiana e formazione professionale.
  • Documentazione relativa a lavori svolti nel settore della ristorazione e delle consegne, con redditi sufficienti a garantire una vita dignitosa.
  • Prova della residenza stabile e della capacità di sostenere spese abitative e utenze.
  • La nascita di una figlia in Italia, che frequenta una scuola dell’infanzia, a dimostrazione del legame familiare sul territorio.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale di Milano, nella camera di consiglio dell’8 aprile 2024, ha riconosciuto l’integrazione significativa del richiedente nel tessuto socio-economico italiano. La permanenza ininterrotta nel Paese per oltre sette anni, l’apprendimento della lingua italiana, la frequenza a corsi di formazione e l’attività lavorativa regolare hanno pesato nella decisione di riconoscere il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale, della durata di due anni.

Secondo la sentenza, l’allontanamento del richiedente dal territorio nazionale avrebbe violato il suo diritto alla vita privata e familiare, sancito dall’art. 19 del TUI. Per queste ragioni, il Tribunale ha accolto il ricorso, sottolineando che la protezione speciale può essere concessa non solo in presenza di pericoli per l’incolumità fisica, ma anche per tutelare la vita familiare e sociale.

 

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