REDDITO DI LIBERTA’: SOSTEGNO CRUCIALE PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Negli sforzi costanti per combattere la violenza di genere e garantire una protezione adeguata alle donne vittime di violenza, sempre più paesi stanno considerando l’implementazione di misure innovative.

Tra queste, il concetto di “Reddito di Libertà” emerge come una proposta concreta, rivolta specificamente a fornire sostegno finanziario alle donne colpite dalla violenza di genere. Questa iniziativa si basa sull’idea che garantire alle donne un reddito di base può contribuire significativamente a migliorare le loro condizioni di vita e a favorire un allontanamento sicuro da situazioni pericolose.

Il Reddito di Libertà rappresenta un passo avanti nel fornire alle donne le risorse economiche necessarie per rompere il ciclo di violenza e per ricostruire le loro vite. Questa forma di sostegno finanziario offre alle donne la libertà economica di prendere decisioni indipendenti, riducendo la dipendenza economica da potenziali abusatori. Allo stesso tempo, fornisce un supporto tangibile che può aiutare le donne a ottenere alloggio sicuro, cure mediche e consulenza psicologica.

L’articolo 3, comma 1, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 dicembre 2020 ha introdotto un contributo denominato “Reddito di Libertà”, destinato alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia.

La misura, infatti, consiste in un contributo economico, stabilito nella misura massima di 400 euro mensili pro capite, concesso in un’unica soluzione per massimo 12 mesi, finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale, nonché il percorso scolastico e formativo dei figli o delle figlie minori. La misura, inoltre, è compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito.

Stanziamenti relativi al reddito di libertà per le donne vittime di violenza, al recupero degli uomini autori di violenza e alla realizzazione di centri antiviolenza (Legge n. 213/2023, articolo 1, comma 187-189)

Si prevede un finanziamento permanente, pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024-2026 e a 6 milioni annui a decorrere dal 2027, in favore del reddito di libertà per le donne vittime di violenza. Le risorse finanziarie sono preordinate:

› al sostegno delle donne in condizione di maggiore vulnerabilità,

› alla promozione, tramite l’indipendenza economica, di percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà.

Si prevede che tali risorse vengano ripartite tra le regioni secondo criteri definiti con uno o più decreti dell’Autorità politica delegata per le pari opportunità, di concerto col Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali (il riferimento alla definizione dei criteri e al concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze è stato inserito dal Senato).

Il comma 188 prevede un incremento nella misura di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024-2026 dello stanziamento relativo all’istituzione e al potenziamento dei centri di riabilitazione per il recupero degli uomini autori di violenza di genere. Il comma 189 prevede un incremento pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024-2026 delle risorse per la realizzazione di centri contro la violenza nei confronti delle donne.

Iniziative formative in materia di contrasto alla violenza sulle donne e domestica (Legge n. 213/2023, articolo 1, comma 190)

Si incrementa di 3 milioni di euro annui a decorrere dal 2024, lo stanziamento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per il rafforzamento della prevenzione della violenza nei confronti delle donne e domestica.

Assunzione vittime di violenza nel settore privato (Legge n. 213/2023, articolo 1, commi 191-193)

Si prevede il riconoscimento di uno sgravio contributivo totale in favore dei datori di lavoro privati, che nel triennio 2024-2026 assumono donne disoccupate vittime di violenza, beneficiarie del reddito di libertà. Detto sgravio viene riconosciuto nel limite massimo di 8.000  euro annui, per:

› 24 mesi, se l’assunzione è a tempo indeterminato,

› 12 mesi, se è a termine,

› 18 mesi, se il relativo contratto è trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato.

Detti benefici contributivi sono riconosciuti entro determinati limiti di spesa per gli anni dal 2024 al 2028.

Il monitoraggio delle minori entrate contributive da ciò derivanti è effettuato dall’Inps, che, ove risulti, anche in via prospettica, raggiunto tale limite di spesa, non considera ulteriori domande di accesso ai benefici medesimi.

Fondo per la creazione di case rifugio (Legge n. 213/2023, articolo 1, comma 194)

Si aggiunge un ulteriore comma, il 3-bis, all’articolo 19 del decreto-legge n. 223/2006, in tema di Fondi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili e per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Il nuovo comma 3-bis prevede l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, da trasferire al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, di un Fondo per la creazione di case rifugio per donne vittime di violenza, con una dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024-2026.

Tali risorse dovranno essere destinate alla realizzazione e all’acquisto di immobili da adibire a case rifugio.

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