RICORSO AVVERSO IL RIGETTO DELLA RICHIESTA DI CITTADINANZA ITALIANA

Ricorso al TAR per far valere i diritti negati

Cosa fare se la mia domanda di cittadinanza viene rigettata?

Potrebbe capitare, infatti, che a seguito dell’inoltro della richiesta di cittadinanza italiana, la Prefettura competente possa inviare un preavviso di rigetto che spesso è seguito da un provvedimento di diniego della cittadinanza.

Questo potrebbe capitare sia per la domanda per residenza (art. 9 L. citt. ) ovvero per matrimonio (art. 5 L. citt.).

Cosa significa?

Il riconoscimento dello status di cittadino italiano è un atto amministrativo. Pertanto l’iter burocratico è caratterizzato da un certo margine di discrezionalità da parte dell’Amministrazione.

Pertanto, anche qualora la richiesta presentata appare soddisfare tutti i requisiti previsti dalla normativa, è possibile ottenere una comunicazione di preavviso di rigetto.

Inoltre, la Prefettura potrebbe anche dichiarare inammissibile la richiesta, invitandoti a ripresentarla quando i documenti richiesti sono stati reperiti.

Uno dei casi più comuni è la mancata produzione della documentazione richiesta che dimostri il requisito della residenza ininterrotta nel nostro paese per dieci anni, o della documentazione attestante l’avvenuto matrimonio.

Negli altri casi, l’Autorità Amministrativa, prima di procedere al rigetto, invierà un preavviso di rigetto, ovvero una comunicazione indicante gli elementi che potrebbero condurre al diniego della domanda.

Tramite quest’atto, sarà possibile presentare, tramite una memoria scritta, le proprie argomentazioni contrarie al diniego della propria domanda.

Detta discrezionalità si manifesta principalmente nell’attività che l’amministrazione è chiamata ad operare allorquando:

«l’amministrazione ha il dovere di valutare, oltre la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, un’ulteriore serie di elementi dai quali possa essere tratto un giudizio di merito circa l’opportunità dell’inserimento dello straniero nella comunità nazionale. Particolare rilievo assume quindi la condotta tenuta dall’interessato, il livello di integrazione nel tessuto sociale, la posizione reddituale e l’assolvimento dei correlato obblighi fiscali, nonché l’inequivocabile volontà di entrare a fare parte della collettività italiana. E’ possibile affermare che l’emanazione del decreto concessorio di cui all’art. 9, resta subordinata ad una valutazione di opportunità politico-amministrativa ampiamente discrezionale: è soltanto in questa ipotesi che si può propriamente parlare di concessione in quanto il possesso dei requisiti prescritti è un presupposto, sì necessario ma non sufficiente per l’emanazione del provvedimento ».

Nel caso in cui, all’esito di questa istruttoria, l’amministrazione dovesse determinarsi rigettando la richiesta, si potrà proporre  ricorso contro detta decisione al Tribunale Amministrativo Regionale, per il tramite di un avvocato.

Il termine previsto per l’impugnativa è di sessanta giorni.

E’ previsto altresì un termine di 120 giorni per il ricorso straordinario dinanzi al Presidente della Repubblica.

In ogni caso, la domanda rifiutata potrà essere riproposta dopo un anno.

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