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Avvocato Massimo Ferrante

LA RINNOVAZIONE DELL’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE IN APPELLO: TRA EVOLUZIONE NORMATIVA E TUTELA DEL CONTRADDITTORIO

La rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello è stata introdotta con il Codice di Procedura Penale del 1988 come istituto di carattere eccezionale, riservato a casi in cui il giudice non potesse decidere sulla base degli atti disponibili. Questa impostazione si basava sulla presunzione di completezza dell’accertamento probatorio nel primo grado di giudizio. Tuttavia, le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) hanno progressivamente ampliato l’ambito di applicazione dell’istituto, culminando nelle recenti modifiche apportate dalla Riforma Cartabia.

Evoluzione della normativa

Il legislatore del 1988 aveva previsto la rinnovazione probatoria solo su richiesta di parte o d’ufficio, in caso di assoluta necessità. L’articolo 603 c.p.p. disciplinava il tema in maniera restrittiva, simmetricamente a quanto previsto per il giudice di primo grado dall’articolo 507 c.p.p.

La giurisprudenza sovranazionale ha, però, sollevato dubbi sulla compatibilità di questa impostazione con l’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La sentenza Dan c. Moldavia ha riconosciuto il diritto dell’imputato alla riassunzione della prova dichiarativa quando questa fosse decisiva per un ribaltamento in peius della sentenza assolutoria di primo grado.

Ciò ha messo in discussione la natura meramente cartolare del giudizio d’appello.

L’impatto della giurisprudenza CEDU

Le decisioni della Corte di Strasburgo hanno sottolineato l’importanza del principio di immediatezza nel processo penale. L’assenza di limiti all’appellabilità delle sentenze di proscioglimento, con la possibilità di una condanna basata solo sulla rilettura dei verbali, ha sollevato preoccupazioni in materia di equo processo. La giurisprudenza italiana si è adeguata, affermando l’obbligo per il giudice d’appello di rinnovare le prove dichiarative decisive quando intende riformare una sentenza assolutoria.

Questa interpretazione si fonda sul principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio: per riformare un’assoluzione, non basta una diversa valutazione delle prove già acquisite, ma serve un supplemento probatorio che conferisca una forza persuasiva superiore alla nuova decisione.

L’effetto della Riforma Cartabia

Con il D.Lgs. 150/2022, il legislatore ha recepito la giurisprudenza europea e ha introdotto significative modifiche all’articolo 603 c.p.p., distinguendo tra diversi casi di rinnovazione:

  1. Rinnovazione obbligatoria in caso di ribaltamento in peius: il giudice d’appello deve procedere all’audizione della prova dichiarativa ritenuta decisiva se intende riformare in senso peggiorativo una sentenza assolutoria di primo grado.
  2. Limitazioni alla rinnovazione nel giudizio abbreviato: l’obbligo non sussiste nel rito abbreviato incondizionato, poiché l’imputato ha scelto una forma processuale basata esclusivamente sugli atti.
  3. Deroghe per esigenze di protezione: l’obbligo di rinnovazione non si applica in caso di impossibilità di riesame del testimone per ragioni di sicurezza o tutela di testimoni vulnerabili.

Il nodo del giudizio abbreviato

Una delle questioni più dibattute riguarda l’applicabilità dell’obbligo di rinnovazione nel giudizio abbreviato. Secondo la giurisprudenza consolidata, il metodo di accertamento scelto dall’imputato non dovrebbe influenzare le garanzie difensive nel giudizio di appello. Tuttavia, la Riforma Cartabia ha escluso la rinnovazione nel giudizio abbreviato incondizionato, differenziandolo dal giudizio ordinario.

Questa scelta normativa ha sollevato profili di incostituzionalità, poiché potrebbe creare una disparità di trattamento tra imputati assolti in primo grado con rito abbreviato e imputati assolti con rito ordinario. La Consulta ha finora ritenuto la disciplina conforme alla Costituzione, ma la questione rimane aperta.

L’evoluzione della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello riflette un delicato bilanciamento tra esigenze di efficienza processuale e garanzie difensive. L’intervento della Riforma Cartabia ha cercato di razionalizzare l’istituto, ma alcune scelte normative – in particolare quelle relative al giudizio abbreviato – continuano a suscitare perplessità.

L’obiettivo di garantire un processo equo impone di mantenere saldo il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, evitando che una condanna in appello si basi esclusivamente su una diversa valutazione della prova dichiarativa senza un confronto diretto tra il giudice e le fonti probatorie. Il dibattito giurisprudenziale proseguirà, probabilmente con ulteriori interventi della Corte Costituzionale e della Corte di Strasburgo, per definire i confini tra efficienza e giustizia nel sistema delle impugnazioni.

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