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Avvocato Massimo Ferrante

Causa Anti-Corruption Foundation (FBK) e altri c. Russia

La Corte EDU condanna la Russia nel caso Navalnyy e Anti-Corruption Foundation

A cura dell’Avv. Fernando Pinto

Con la sentenza del 16 dicembre 2025, la CORTE EDU ha affrontato una vicenda di enorme rilievo giuridico e politico, relativa alle misure adottate dalle autorità russe contro l’oppositore politico Aleksey Navalnyy, le organizzazioni a lui collegate e numerosi collaboratori.

La decisione della Corte di Strasburgo ha stabilito alcuni principi destinati ad avere effetti molto rilevanti anche negli ordinamenti degli Stati membri del Consiglio d’Europa, compreso quello italiano. La sentenza riguarda infatti temi centrali come la tutela della vita privata, i limiti delle perquisizioni, la protezione del diritto di proprietà e il ruolo del controllo giurisdizionale contro l’arbitrarietà del potere pubblico.

In particolare, la Corte ha affermato alcuni principi di diritto di grande importanza.

Anzitutto, il parente prossimo o l’erede del ricorrente può proseguire il procedimento davanti alla Corte EDU, purché dimostri di avere un interesse sufficiente nella causa.

In secondo luogo, l’assenza di personalità giuridica secondo il diritto interno non impedisce a un ente di agire come ricorrente, quando i suoi diritti e la sua capacità di intraprendere azioni legali siano stati riconosciuti dalle autorità interne, incluse le corti.

La Corte ha inoltre chiarito che i mandati di perquisizione devono essere redatti in modo da limitare l’impatto entro confini ragionevoli, evitando formulazioni troppo generiche che consentano interventi investigativi indiscriminati.

Infine, è stato ribadito che qualsiasi interferenza nel diritto al pacifico godimento dei beni deve avere una base legale chiara e offrire garanzie concrete contro l’arbitrarietà delle autorità pubbliche.

Sintesi della vicenda

Il caso riguardava ben 139 ricorsi presentati alla CORTE EDU da persone fisiche e organizzazioni nei confronti della Federazione Russa.

Le misure contestate erano state adottate nei confronti di Aleksey Navalnyy, delle organizzazioni a lui affiliate, dei suoi familiari e dei suoi collaboratori. In alcuni casi, le autorità russe avevano coinvolto perfino i familiari dei collaboratori.

I ricorrenti lamentavano la violazione:

  • dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, a causa delle perquisizioni effettuate nei loro uffici e nelle loro abitazioni;

  • dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione, per il congelamento dei loro conti bancari.

Aleksey Navalnyy, noto attivista politico russo, è deceduto il 16 febbraio 2024 mentre stava scontando una condanna a 19 anni di reclusione in una colonia penale di massima sicurezza nell’Artico russo.

Nel 2011 Navalnyy aveva fondato la Anti-Corruption Foundation (FBK), un’organizzazione non profit impegnata in indagini su presunti episodi di corruzione che coinvolgevano alti funzionari pubblici russi. Le indagini dell’organizzazione venivano pubblicate online e avevano acquisito grande visibilità internazionale.

Nel luglio 2019 un investigatore del Ministero dell’Interno russo aveva redatto un rapporto secondo cui oltre 75 milioni di rubli depositati su conti bancari collegati alla FBK e ai collaboratori di Navalnyy avrebbero potuto avere origine illecita.

Sulla base di tali sospetti, tra agosto 2019 e febbraio 2020, i tribunali distrettuali di Basmannyy e Presnenskiy a Mosca emisero una serie di provvedimenti di congelamento dei conti bancari dei ricorrenti e, in alcuni casi, dei loro familiari.

Molti di questi provvedimenti furono adottati senza alcuna valutazione individualizzata, limitandosi a recepire le richieste degli investigatori.

Parallelamente, tra agosto e dicembre 2019, le autorità russe condussero una vasta operazione investigativa che portò a circa 191 perquisizioni in diverse regioni della Russia.

Le perquisizioni riguardarono non solo collaboratori delle organizzazioni di Navalnyy ma anche giornalisti indipendenti e sostenitori politici, alcuni dei quali non avevano alcun rapporto formale con le organizzazioni coinvolte.

Considerazioni preliminari della Corte

In via preliminare, la CORTE EDU ha affrontato una questione procedurale di grande rilievo.

Dopo la morte di Aleksey Navalnyy, sua moglie Yuliya Borisovna Navalnaya ha chiesto di proseguire i ricorsi presentati dal marito.

La Corte ha riconosciuto che la sig.ra Navalnaya aveva un interesse legittimo ad accertare se i diritti convenzionali del marito fossero stati violati. Per questo motivo ha autorizzato la prosecuzione del procedimento.

La Corte ha inoltre ribadito che un’organizzazione può essere considerata vittima ai sensi della Convenzione anche se non possiede personalità giuridica nel diritto interno, purché le autorità nazionali abbiano comunque riconosciuto la sua capacità di agire e di essere titolare di diritti.

Questo principio ha consentito al movimento noto come Navalnyy Headquarters di essere riconosciuto come ricorrente.

Violazione dell’articolo 8 CEDU

Uno dei punti centrali della decisione riguarda la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e del domicilio.

Secondo la Corte, per essere compatibile con la Convenzione, qualsiasi interferenza nella vita privata deve soddisfare tre requisiti fondamentali:

  1. essere prevista dalla legge;

  2. perseguire un obiettivo legittimo;

  3. risultare necessaria in una società democratica.

Nel caso esaminato, le perquisizioni e i sequestri effettuati nelle abitazioni e negli uffici dei ricorrenti costituivano chiaramente un’interferenza nel diritto al rispetto della vita privata e del domicilio.

La Corte ha osservato che i tribunali russi avevano autorizzato le perquisizioni senza verificare se le richieste degli investigatori contenessero sufficienti basi fattuali.

Il Tribunale distrettuale di Basmannyy, in particolare, si era limitato ad approvare automaticamente le richieste investigative. Il controllo giurisdizionale previsto dal diritto interno era stato quindi svuotato della sua funzione di garanzia.

In molti casi le perquisizioni erano state effettuate utilizzando una procedura d’urgenza, che consente di intervenire senza autorizzazione preventiva del giudice solo in situazioni eccezionali.

Tuttavia, gli investigatori avevano giustificato l’urgenza con motivazioni generiche, senza indicare elementi concreti che dimostrassero il rischio di distruzione delle prove.

Anche sotto questo profilo i tribunali interni avevano svolto un controllo puramente formale.

Un ulteriore problema riguardava il contenuto dei mandati di perquisizione. Gli ordini autorizzativi consentivano infatti alle autorità di sequestrare qualsiasi documento o oggetto, senza indicare in modo specifico cosa si stesse cercando.

Secondo la CORTE EDU, i mandati di perquisizione devono invece essere formulati con sufficiente precisione per evitare abusi e limitare l’impatto dell’intervento investigativo.

Alla luce di tali elementi, la Corte ha concluso che le perquisizioni non erano state effettuate “in conformità alla legge” e ha quindi accertato una violazione dell’articolo 8 della Convenzione.

Violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 CEDU

La Corte ha poi esaminato la questione relativa al congelamento dei conti bancari dei ricorrenti.

Il blocco dei conti impediva ai titolari di utilizzare i propri fondi e costituiva quindi un’interferenza nel diritto al pacifico godimento dei beni, tutelato dall’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.

È vero che i provvedimenti erano stati adottati sulla base di disposizioni del codice di procedura penale russo che consentono il sequestro dei beni per garantire eventuali sanzioni pecuniarie.

Tuttavia, la Corte ha sottolineato che non basta l’esistenza formale di una base legale.

Occorre verificare se la legge sia stata applicata in modo conforme ai principi della Convenzione e se abbia garantito una protezione effettiva contro l’arbitrarietà.

Nel caso concreto, i tribunali russi avevano utilizzato decisioni standardizzate, che riproducevano quasi alla lettera le richieste degli investigatori.

I provvedimenti si limitavano ad affermare che i conti erano stati utilizzati per riciclare fondi, senza indicare:

  • transazioni specifiche;

  • prove documentali;

  • collegamenti concreti tra i ricorrenti e il presunto reato.

Nemmeno le successive decisioni di proroga delle misure avevano fornito motivazioni individualizzate.

Il congelamento dei conti è stato quindi prolungato per oltre un anno, con la possibilità di ulteriori proroghe finché l’indagine fosse rimasta pendente.

Secondo la Corte, una prassi così generalizzata e automatica è incompatibile con le garanzie previste dal diritto interno e con i principi dello Stato di diritto.

Anche il controllo della Corte della Città di Mosca si era rivelato puramente formale. Le decisioni di appello si limitavano a dichiarare che i provvedimenti erano “legittimi e giustificati”, senza esaminare nel merito le contestazioni dei ricorrenti.

Di conseguenza, la CORTE EDU ha stabilito che l’interferenza nel diritto di proprietà non era stata “in conformità alla legge”, accertando la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.

La sentenza CASE OF ANTI-CORRUPTION FOUNDATION (FBK) AND OTHERS v. RUSSIA rappresenta una decisione di grande rilievo nel panorama della giurisprudenza della CORTE EDU.

La Corte ha ribadito con forza che le indagini penali, anche quando riguardano reati gravi, devono sempre rispettare le garanzie fondamentali dello Stato di diritto.

In particolare, la decisione riafferma alcuni principi essenziali:

  • le perquisizioni devono essere specifiche e proporzionate;

  • i giudici devono esercitare un controllo effettivo sulle richieste investigative;

  • le misure che incidono sulla proprietà devono essere motivate in modo individualizzato;

  • il diritto interno deve offrire garanzie concrete contro l’arbitrarietà del potere pubblico.

Questi principi hanno un valore che va oltre il caso russo e rappresentano un punto di riferimento anche per gli ordinamenti europei, incluso quello italiano.

Scarica la CASE OF ANTI-CORRUPTION FOUNDATION (FBK) AND OTHERS v. RUSSIA

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