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Avvocato Massimo Ferrante

Sentenza Ayala c Italia

IN UNO STATO DI DIRITTO, NON SONO SOLO LE AUTORITÀ A ESSERE TENUTE A RISPETTARE LA LEGGE. ANCHE GLI INDIVIDUI DEVONO RISPETTARLA.

Due anni dopoA cura dell”Avv. Fernando Pinto

Con la sentenza Ayala Flores c. Italia del 23 ottobre 2025, la CORTE EDU ha affermato un principio destinato ad incidere profondamente nel sistema italiano: il rispetto delle normative urbanistiche e ambientali costituisce un interesse pubblico primario.

La Convenzione non può essere invocata per legittimare situazioni costruite in violazione consapevole della legge.

La decisione riguarda l’esecuzione di un’ordinanza di demolizione relativa all’abitazione della ricorrente, nonché la sua condanna per abuso edilizio. Il caso offre importanti chiarimenti sul rapporto tra tutela del domicilio e rispetto dell’assetto del territorio.

I fatti: abuso edilizio sull’isola di Procida e condanna definitiva

All’inizio degli anni ’90, la ricorrente e il marito realizzarono un piccolo fabbricato sull’isola di Procida, stabilendovi la propria abitazione.

Nel 1996 il Comune accertò che l’immobile era stato edificato senza permesso di costruire. Ordinò quindi il ripristino dello stato dei luoghi entro sessanta giorni.

Due anni dopo seguì un’ordinanza di demolizione con termine di novanta giorni.

Così, nel 1999 i coniugi furono rinviati a giudizio per:

  • abuso edilizio ai sensi della legge n. 47/1985;

  • violazione dei sigilli ex art. 349 c.p., per aver modificato ulteriormente il fabbricato.

Nel 2002 il Tribunale di Napoli – Sezione distaccata di Pozzuoli – li dichiarò colpevoli e dispose la demolizione dell’immobile.

L’appello portò a una riduzione della pena, ma la misura demolitoria rimase ferma. La Cassazione, con sentenza n. 26334 del 15 luglio 2020, dichiarò inammissibile il ricorso.

La procedura si riattivò nel 2016, quando il pubblico ministero intimò nuovamente l’esecuzione della demolizione. La ricorrente sollevò incidente di esecuzione, ma senza successo.

Il cuore del ricorso: l’articolo 8 della CEDU e il diritto al domicilio

La ricorrente ha invocato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sostenendo che la demolizione costituisse una misura sproporzionata rispetto al diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio.

L’articolo 8 tutela il diritto alla vita privata e familiare, ma consente ingerenze previste dalla legge quando necessarie, in una società democratica, per:

  • sicurezza pubblica

  • difesa dell’ordine

  • prevenzione dei reati

  • protezione dell’ambiente

  • tutela dei diritti altrui

La questione centrale era quindi la proporzionalità della demolizione.

La decisione della CORTE EDU: nessuna violazione dell’articolo 8

La CORTE EDU ha respinto il ricorso.

Secondo i giudici di Strasburgo, la posizione di chi si oppone alla demolizione di un’abitazione costruita in consapevole violazione della legge è significativamente più debole.

Il margine di tutela si riduce ulteriormente quando:

  • l’edificazione avviene in area vincolata;

  • il sito presenta rischio sismico o ambientale;

  • la pianificazione urbanistica vieta espressamente la costruzione;

  • non è possibile alcuna regolarizzazione.

La Corte ha chiarito un punto essenziale:

La Convenzione non impone alle autorità l’obbligo automatico di fornire una sistemazione alternativa.

Lo Stato italiano, secondo la Corte, non ha superato il margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati membri.

Conclusione: nessuna violazione dell’articolo 8 CEDU.

La sentenza Ayala Flores c. Italia consolida quindi un orientamento che rafforza la legittimità delle demolizioni di immobili abusivi, purché fondate su basi legali chiare e su una valutazione effettiva.

L’opinione dissenziente del Giudice Krenc: la proporzionalità non è automatica

Non è mancata un’opinione dissenziente.

Il giudice Krenc ha ribadito che la perdita dell’abitazione costituisce la forma più grave di ingerenza nel diritto al domicilio. Per questo motivo, ogni demolizione richiede una valutazione concreta di proporzionalità.

Secondo il giudice dissenziente, l’illegalità dell’edificazione non può giustificare automaticamente la demolizione.

Tra i fattori rilevanti rientrano:

  • consapevolezza dell’illegalità

  • grado dell’abuso

  • interesse pubblico concreto perseguito

  • disponibilità di soluzioni alternative

  • possibilità di misure meno severe

Particolarmente significativa è l’osservazione sul fattore tempo.

Se lo Stato ritiene la costruzione pericolosa, come giustifica decenni di inerzia?

Ordinanze eseguite venti, trenta o quarant’anni dopo la condanna definitiva potrebbero sollevare seri dubbi di necessità ai sensi dell’articolo 8.

L’opinione dissenziente non legittima l’abusivismo, ma richiama l’obbligo di una valutazione rigorosa.

Impatto della sentenza Ayala Flores c. Italia sull’ordinamento italiano

La decisione produce effetti importanti:

  1. Rafforza la legittimità costituzionale e convenzionale delle demolizioni.

  2. Riduce lo spazio per ricorsi basati esclusivamente sull’articolo 8.

  3. Consolida il primato dell’interesse pubblico urbanistico.

  4. Conferma il ruolo centrale del margine di apprezzamento statale.

La sentenza Ayala Flores c. Italia chiarisce che la CEDU non può diventare uno strumento per paralizzare l’esecuzione di provvedimenti penali definitivi.

Allo stesso tempo, la pronuncia impone ai giudici nazionali una motivazione seria sulla proporzionalità, soprattutto nei casi caratterizzati da ritardi pluridecennali.

Considerazioni conclusive: legalità e diritti non sono in conflitto

In uno Stato di diritto, il rispetto della legge non è un’opzione.

La CORTE EDU ha ribadito che la tutela dei diritti fondamentali non equivale a protezione di situazioni create in violazione consapevole delle norme.

La sentenza Ayala Flores c. Italia rappresenta quindi un punto di equilibrio tra:

  • diritto al domicilio

  • tutela del territorio

  • certezza del diritto

  • effettività delle sentenze penali

Il messaggio è chiaro: la Convenzione protegge i diritti, ma non copre l’illegalità urbanistica.

Per chi intende proporre ricorso alla CORTE EDU in materia di demolizioni, la strategia difensiva dovrà oggi concentrarsi su elementi concreti di sproporzione, ritardi ingiustificati o carenze motivazionali, non sulla sola invocazione astratta dell’articolo 8.

Scarica la sentenza CASE OF AYALA FLORES v. ITALY – [Italian Translation] by the Italian Ministry of Justice

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