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Avvocato Massimo Ferrante

SENTENZA CORTE EDU: VIOLENZA DOMESTICA E OBBLIGO DI PROTEZIONE DELLO STATO

Massima della CORTE EDU

“Le autorità devono reagire immediatamente alle denunce di violenza domestica”

 

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) ha emesso una sentenza chiave nel caso “Landi c. Italia” (ricorso n. 10929/19), riguardante gli obblighi di protezione dello Stato nei casi di violenza domestica.

Questa decisione, resa il 7 aprile 2022, sottolinea come le autorità italiane abbiano fallito nel prevenire l’omicidio di un minore e il tentato omicidio della madre, vittima di ripetute violenze domestiche da parte del suo partner.

Il Caso Landi c. Italia e il Riconoscimento degli Obblighi dello Stato

La Corte EDU ha condannato l’Italia per non aver tutelato adeguatamente una donna e i suoi figli, vittime di gravi episodi di violenza domestica. Il partner della donna, già noto per comportamenti violenti e disturbi psichiatrici, ha minacciato ripetutamente la ricorrente, provocando infine la morte del figlio minore e il tentato omicidio della compagna.

Secondo la sentenza, le autorità italiane avrebbero dovuto “adottare misure operative preventive per proteggere una persona la cui vita è minacciata dalle azioni criminali di terzi”. Tale obbligo positivo emerge dall’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che garantisce il diritto alla vita.

La Corte EDU sui Limiti della Protezione dello Stato: Una Lezione Importante

La Corte EDU ha riconosciuto la rilevanza del quadro normativo italiano in materia di tutela contro la violenza domestica. Tuttavia, il caso Landi ha rivelato una mancata attuazione pratica da parte delle autorità incaricate, nonostante il sistema giuridico italiano preveda misure per prevenire episodi gravi di violenza familiare.

Nel periodo in questione, i Carabinieri hanno reagito tempestivamente alle denunce della ricorrente, ma il mancato intervento da parte della magistratura ha esposto la donna e i suoi figli a un rischio elevato. I procuratori italiani, nonostante le segnalazioni ricevute, non hanno condotto indagini approfondite né richiesto misure cautelari per allontanare l’aggressore. Per la Corte, l’inazione ha creato un ambiente in cui l’aggressore ha potuto agire senza impedimenti. Questo atteggiamento ha violato l’obbligo di protezione della vita.

La Responsabilità dello Stato nelle Situazioni di Violenza Domestica

Nella sentenza, la Corte EDU ha sottolineato che le autorità italiane “sapevano o avrebbero dovuto sapere” dell’imminente pericolo per la vita della donna e dei suoi figli, a causa delle ripetute aggressioni. Di fronte a tale minaccia, le autorità avevano l’obbligo di adottare misure operative e preventive, ma non hanno reagito con la dovuta immediatezza né valutato i rischi in modo approfondito e proattivo.

L’articolo 2 della Convenzione impone allo Stato l’obbligo di garantire una protezione efficace. Il principio enunciato dalla Corte recita: “Le autorità devono reagire immediatamente alle denunce di violenza domestica.” Questo implica, nel caso Landi, che le autorità non avrebbero dovuto ignorare i segnali di escalation della violenza da parte del partner della ricorrente.

Sentenza Corte EDU e Violenza Domestica: Nessun Atteggiamento Discriminatorio Sistemico

Sebbene la Corte abbia riconosciuto l’inerzia della magistratura, ha escluso che vi fosse un atteggiamento discriminatorio sistemico da parte delle istituzioni italiane nei confronti delle donne vittime di violenza domestica. Il Governo italiano ha dimostrato di aver adottato norme stringenti per contrastare la violenza domestica, comprese misure di tutela per le vittime.

Dal 2017, l’Italia ha introdotto misure significative, come il “Codice Rosso” del 2019, che potenzia l’intervento delle autorità in casi di violenza familiare. Tuttavia, la Corte EDU ha richiesto un maggiore impegno nel garantire una valutazione accurata dei rischi di letalità e di escalation della violenza per prevenire casi simili.

La Violenza Domestica e il Diritto alla Protezione: la Posizione della Corte EDU

La Corte EDU ha ribadito come lo Stato debba applicare una particolare diligenza per proteggere le vittime di violenza domestica. Le misure preventive devono essere tempestive e proporzionate al rischio, soprattutto quando vi sono precedenti di violenza reiterata.

Nel caso Landi, la Corte ha stabilito che le autorità italiane, pur avendo un quadro normativo adeguato, hanno fallito nell’attuare una protezione concreta per la donna e i suoi figli. Il risarcimento riconosciuto alla ricorrente e alla figlia per il danno morale, pari a 32.000 euro, rappresenta solo una parziale riparazione del fallimento istituzionale nel tutelare i diritti umani della famiglia colpita.

Conclusioni: Implicazioni della Sentenza e Suggerimenti per Rafforzare la Protezione delle Vittime

La sentenza Corte EDU nel caso Landi richiama l’attenzione sulla necessità di una risposta coordinata e proattiva da parte delle autorità nei casi di violenza domestica. Essa invita le istituzioni italiane a intensificare la formazione del personale delle forze dell’ordine e della magistratura, al fine di sensibilizzarli sulla gestione dei rischi legati alla violenza di genere.

Questa sentenza conferma il ruolo della Corte EDU nel tutelare le vittime di violenza domestica e invita gli Stati membri a migliorare la cooperazione interistituzionale e a garantire alle vittime un accesso rapido e agevole alle misure di protezione.

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