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Avvocato Massimo Ferrante

Quando la casa è tutto: la Corte EDU ferma la Bulgaria sul diritto all’abitazione

La sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria rappresenta uno di quei casi che vanno ben oltre il mero tecnicismo giuridico. Si tratta di una vicenda profondamente umana, che tocca il diritto fondamentale al rispetto della propria casa.

Il 21 aprile 2016, la Corte EDU, ossia la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, si è pronunciata su un tema delicatissimo: il bilanciamento tra le regole sull’edilizia e il diritto all’abitazione, soprattutto quando la casa in questione è l’unica di cui una persona dispone.

La sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria: quando l’abuso edilizio incontra la vita reale

Tutto ha inizio nel piccolo villaggio di Sinemorets, sulla costa meridionale del Mar Nero in Bulgaria. Qui vivono Mavruda Ivanova e Ivan Cherkezov, una coppia che da anni si è stabilita in quella località.

I due si trasferiscono da Burgas a Sinemorets intorno al 2005. Lui, ex autista, ha gravi problemi di salute. Dopo un infarto, viene riconosciuto invalido e riceve una piccola pensione. Lei, disoccupata, vive con qualche lavoretto stagionale.

Nel nuovo villaggio, i due decidono di ristrutturare una vecchia baracca appartenente alla famiglia di Ivanova, trasformandola in una piccola casa di mattoni. Tuttavia, la costruzione avviene senza il necessario permesso edilizio.

La proprietà contesa

Il terreno su cui sorge la casa è formalmente diviso tra diversi eredi della famiglia. Ivanova detiene il 77,5% delle quote, ma altri co-eredi si oppongono alla ristrutturazione.

Le autorità comunali, su segnalazione di alcuni di questi co-eredi, avviano un’ispezione e scoprono l’irregolarità. Di lì a poco viene ordinata la demolizione della casa.

Sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria: il dramma umano dietro un provvedimento

Per Ivanova e Cherkezov, la casa è tutto. Non hanno altre proprietà. Non possono permettersi di affittare un altro immobile. Lui è invalido, lei non lavora stabilmente.

Nel 2013 arriva il provvedimento di demolizione. Viene impugnato, ma i tribunali bulgari lo confermano. La casa è abusiva, dicono i giudici, e non ci sono margini di tolleranza previsti dalla legge.

Nel frattempo, però, passano gli anni e la demolizione non viene eseguita. Le autorità, consapevoli della situazione sociale dei due anziani, attendono. Si valutano possibili soluzioni alternative.

Tuttavia, formalmente la procedura resta aperta. I due cittadini si rivolgono allora alla Corte EDU, sostenendo che l’ordine di demolizione viola il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare, protetto dall’articolo 8 della Convenzione europea.

Sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria: la posizione della Corte EDU

La Corte EDU ha analizzato con attenzione la vicenda. E ha ribadito un principio fondamentale:

“La perdita della propria casa costituisce una delle più gravi forme di ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e familiare.”

Secondo i giudici di Strasburgo, non basta che un provvedimento sia formalmente conforme alla legge interna. Occorre valutare se, nella pratica, quell’atto rispetti i principi fondamentali della Convenzione.

Nel caso concreto, i tribunali bulgari non avevano svolto alcuna valutazione proporzionale tra l’interesse pubblico al rispetto delle norme edilizie e il diritto dei ricorrenti a mantenere la loro abitazione.

Il principio stabilito dalla Corte EDU nella sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria

La Corte Europea ha stabilito con chiarezza il seguente principio, che rappresenta la massima della sentenza:

“Ogni persona a rischio di perdere la propria abitazione deve poter ottenere una valutazione proporzionata del provvedimento da parte di un giudice indipendente.”

In altre parole, non è accettabile che l’unica risposta possibile alle violazioni edilizie sia l’abbattimento della casa, senza considerare le circostanze personali.

Sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria: cosa significa per i cittadini europei

Questa pronuncia della Corte EDU rafforza il diritto dei cittadini europei a una tutela effettiva contro provvedimenti sproporzionati. Anche quando si parla di abusi edilizi.

Attenzione: la Corte non giustifica le costruzioni abusive. Non si tratta di legittimare l’illegalità. Ma si afferma con forza che:

  • Anche chi ha commesso un’irregolarità edilizia conserva il diritto al rispetto della propria casa;

  • I giudici devono valutare caso per caso, tenendo conto di elementi concreti come salute, età, condizioni economiche;

  • Non si possono applicare norme rigide senza alcun margine di discrezionalità, quando sono in gioco diritti fondamentali.

La Bulgaria sotto osservazione della Corte EDU

La Bulgaria, secondo la Corte, non aveva previsto alcun meccanismo per valutare la proporzionalità della demolizione. Le autorità dovevano eseguire l’ordine senza possibilità di bilanciamento.

Un approccio inaccettabile secondo Strasburgo, che ha ricordato come in un ordinamento democratico il diritto alla casa va sempre considerato nella sua concreta dimensione umana.

Quando serve uno studio legale esperto nei ricorsi alla CEDU

La sentenza Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria dimostra quanto sia importante affidarsi a uno studio legale competente in materia di ricorsi alla Corte EDU.

Le procedure davanti alla Corte di Strasburgo sono complesse. Occorre conoscere a fondo la Convenzione europea, la giurisprudenza e i criteri di ammissibilità.

Un buon avvocato può:

  • Valutare la sussistenza di una violazione dei diritti;

  • Predisporre correttamente il ricorso;

  • Seguire tutte le fasi del procedimento;

  • Difendere al meglio gli interessi del ricorrente davanti ai giudici europei.

Chi si trova in situazioni simili a quella di Ivanova e Cherkezov dovrebbe sempre rivolgersi a professionisti specializzati in diritto europeo dei diritti umani.

Scarica la sentenzaCASE OF IVANOVA AND CHERKEZOV v. BULGARIA

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