La cittadinanza italiana iure sanguinis è un tema centrale per milioni di discendenti di emigrati italiani sparsi in tutto il mondo. Brasile, Argentina, Uruguay e Stati Uniti ospitano comunità enormi di italo-discendenti che vedono in questo diritto un ponte con le proprie radici e un passaporto verso nuove opportunità.
Una recente sentenza del Tribunale Ordinario di Torino, datata 19 settembre 2025, ha scritto una pagina importante in materia. Nonostante l’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Tajani, che ha introdotto limiti generazionali al riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, un cittadino nato in Sud America ha ottenuto il riconoscimento come cittadino italiano grazie a un ricorso giudiziario.
Questa decisione è destinata a fare scuola perché riafferma principi consolidati del diritto italiano e apre la strada ad altri discendenti penalizzati dai ritardi consolari o dai nuovi vincoli normativi.
I principi della cittadinanza in Italia: ius soli e ius sanguinis
Per comprendere la portata della sentenza di Torino, è utile ripartire dalle basi. L’ordinamento italiano prevede due grandi modalità di acquisizione della cittadinanza:
Ius soli: cittadinanza per nascita sul territorio. È una forma rara in Italia, applicata solo in casi specifici (figli di genitori ignoti o apolidi).
Ius sanguinis: cittadinanza per discendenza. È il principio cardine che interessa la diaspora italiana, secondo cui la cittadinanza si trasmette dai genitori ai figli.
Già il Codice civile del 1865 e la legge n. 555 del 1912 avevano sancito che il figlio di cittadino italiano fosse italiano. Dal 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione, anche le donne hanno acquisito la possibilità di trasmettere la cittadinanza ai figli.
L’attuale Legge n. 91 del 1992 conferma e rafforza il principio dello ius sanguinis. In altre parole, se un avo era cittadino italiano e non ha mai rinunciato o perso tale status, i suoi discendenti possono oggi rivendicare il riconoscimento della cittadinanza, anche a distanza di più generazioni.
I requisiti per il riconoscimento iure sanguinis
Per ottenere la cittadinanza italiana per discendenza, occorre dimostrare alcuni elementi fondamentali:
La nascita di un avo in Italia dopo l’Unità del 1861.
Una linea di discendenza documentata tramite atti di nascita, matrimonio e morte.
L’assenza di interruzioni dovute a naturalizzazione straniera o rinuncia alla cittadinanza.
La cittadinanza iure sanguinis, dunque, è un diritto soggettivo e, come tale, non è sottoposto a prescrizione o a decadenza. Tuttavia, i problemi pratici rendono questo percorso spesso complesso e lungo.
Le difficoltà pratiche per i discendenti
Chi si trova a intraprendere il cammino verso la cittadinanza italiana iure sanguinis incontra numerosi ostacoli, soprattutto se residente in Paesi dell’America Latina.
Nei consolati italiani di Brasile, Argentina e Uruguay, i tempi di attesa per un appuntamento possono superare i 10 anni. Questo ritardo rappresenta una vera e propria barriera, che spesso costringe i richiedenti a cercare strade alternative.
Il richiedente deve reperire documenti da più Paesi, tradurli, legalizzarli e munirli di apostille. Ogni passaggio può richiedere mesi, se non anni.
Questioni di genere prima del 1948
Fino al 1° gennaio 1948, le donne italiane non potevano trasmettere la cittadinanza ai figli. Questa discriminazione ha escluso intere generazioni, costrette oggi a ricorrere ai tribunali per ottenere il riconoscimento.
La vicenda giudiziaria di Torino: un caso emblematico
Il caso discusso a Torino riguarda un cittadino uruguaiano nato nel 1988, che chiameremo Sig. B. per tutelarne la privacy.Ricostruzione genealogica
La sua genealogia è stata attentamente documentata:
un avo nato nel 1871 in provincia di Alessandria;
emigrazione in Uruguay senza mai acquisire la cittadinanza locale;
discendenti nati all’estero fino al Sig. B., ultimo della linea.
Ogni atto (nascita, matrimonio, morte) è stato prodotto in forma integrale, tradotto e apostillato. L’elemento cruciale: nessun antenato ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana.
Il nodo dei ritardi consolari
Il Sig. B. aveva inizialmente tentato la via consolare. Tuttavia, dopo anni di attesa senza risposta, ha deciso di rivolgersi al Tribunale italiano.
Il giudice torinese ha riconosciuto che un’attesa così lunga costituisce un diniego implicito, aprendo la porta al ricorso giudiziario diretto.
La sentenza del Tribunale di Torino (19 settembre 2025)
La Nona Sezione Civile ha accolto il ricorso del Sig. B., pronunciando una sentenza che potrebbe segnare un punto di svolta.
Punti chiave della decisione
Competenza territoriale: spettava al Tribunale del luogo di nascita dell’avo (provincia di Alessandria).
Prova documentale: la discendenza diretta è stata dimostrata senza lacune.
Diritto soggettivo imprescrittibile: la cittadinanza iure sanguinis non può essere limitata da ritardi o inefficienze.
Ordine al Ministero dell’Interno: aggiornamento dei registri e riconoscimento immediato della cittadinanza.
Il Sig. B. è stato quindi dichiarato cittadino italiano a tutti gli effetti, con pieno accesso ai diritti e ai documenti previsti.
Perché la sentenza di Torino è importante
La decisione ha una rilevanza che va oltre il singolo caso.
Riconosce il diritto di agire in giudizio contro i ritardi consolari, considerati equiparabili a un diniego.
Conferma la trasmissibilità illimitata della cittadinanza iure sanguinis, anche dopo più generazioni.
Chiarisce la posizione dei nati all’estero prima del 1912, ribadendo che conservano la cittadinanza italiana se figli di italiani.
Questi principi rafforzano la posizione di milioni di discendenti in America Latina, Nord America e altrove.
Come ottenere la cittadinanza italiana iure sanguinis oggi
La sentenza di Torino offre un precedente utile, ma resta fondamentale seguire un percorso chiaro:
Ricostruire la genealogia fino all’avo italiano nato dopo il 1861.
Raccogliere i documenti: nascita, matrimonio e morte, in forma integrale.
Verificare la naturalizzazione: accertarsi che l’avo non abbia perso la cittadinanza prima della nascita del discendente.
Presentare domanda al Consolato se si risiede all’estero.
Valutare il ricorso giudiziario in caso di ritardi insostenibili o rifiuti.
I vantaggi concreti della cittadinanza italiana
Il riconoscimento comporta benefici significativi:
Passaporto italiano con libertà di circolazione e lavoro in tutta l’Unione Europea.
Diritto di voto in Italia e nelle elezioni europee.
Accesso a sanità e istruzione come cittadino comunitario.
Recupero delle radici familiari e culturali.
Per molti discendenti, ottenere la cittadinanza non è solo un vantaggio pratico, ma anche un modo per ricostruire un legame interrotto con la terra d’origine.
Il ruolo della giurisprudenza e il futuro dopo il Decreto Tajani
La sentenza di Torino arriva in un momento delicato: il Decreto Tajani ha introdotto limiti generazionali alla cittadinanza iure sanguinis, restringendo l’accesso ai discendenti più lontani.
Tuttavia, il Tribunale ha ribadito che il diritto alla cittadinanza, in quanto diritto soggettivo imprescrittibile, non può essere limitato da norme che contrastano con principi consolidati e con la stessa Costituzione italiana.
Questa tensione tra legge e giurisprudenza potrebbe aprire a futuri interventi della Corte Costituzionale e persino della Corte EDU, se si configurasse una violazione dei diritti fondamentali.
La sentenza cittadinanza italiana iure sanguinis Torino (settembre 2025) rappresenta un precedente di grande importanza. Essa conferma che i ritardi consolari non possono costituire un ostacolo al riconoscimento della cittadinanza, riafferma la trasmissibilità illimitata dello ius sanguinis e rafforza la tutela dei discendenti di emigrati italiani.
Per i milioni di italo-discendenti sparsi nel mondo, questa pronuncia offre non solo speranza, ma anche uno strumento giuridico concreto per rivendicare i propri diritti.
La cittadinanza non è un privilegio, ma un diritto imprescrittibile che lega le nuove generazioni a una storia comune fatta di emigrazione, sacrifici e identità condivisa.




