Ci si aspetta che la giustizia sia imparziale. Eppure, in un caso emblematico, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CORTE EDU) ha stabilito che un uomo è stato discriminato per il solo fatto di essere uomo. È quanto accaduto a Maurice Zarb Adami, cittadino maltese, protagonista della nota sentenza Zarb Adami c. Malta.
Il cuore della questione? L’obbligo del servizio di giuria imposto sistematicamente agli uomini, mentre le donne, pur essendo formalmente eleggibili, erano di fatto escluse. Una discriminazione silenziosa, mascherata da prassi amministrativa.
Vediamo cosa è successo e perché questa decisione della CORTE EDU è così importante.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: i fatti del caso
Maurice Zarb Adami è un farmacista di Malta. Fin dal 1971 è stato inserito nelle liste dei giurati. Ha prestato servizio in tre diverse occasioni tra il 1971 e il 1997. Nel 1997, convocato di nuovo, ha deciso di non presentarsi. È stato multato per 100 lire maltesi, pari a circa 240 euro.
Ma Zarb Adami ha reagito. Ha impugnato quella sanzione sostenendo che era stato discriminato. A suo dire, l’obbligo di servire come giurato ricadeva in modo sproporzionato sugli uomini. E non si sbagliava.
Nel 1996, su 4.298 uomini inseriti nelle liste dei giurati, solo 147 erano donne. Di queste ultime, solo 5 hanno poi effettivamente prestato servizio. Queste cifre parlano chiaro: il peso della “civic obligation” non era distribuito in modo equo.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: la posizione dei tribunali maltesi
La battaglia giudiziaria interna si è rivelata infruttuosa.
Il tribunale civile ha rigettato la sua tesi, affermando che la legge non faceva differenza tra uomini e donne.
Il problema, però, non era nella norma scritta ma nell’applicazione pratica.
Il sistema, di fatto, favoriva le donne. Molte riuscivano ad essere esonerate per motivi familiari, culturali o su richiesta della difesa. Gli uomini invece finivano sistematicamente nelle liste e vi restavano per decenni.
Anche la Corte Costituzionale di Malta ha respinto il ricorso, pur riconoscendo le criticità del sistema. Ha però consigliato una riforma per cambiare la composizione delle liste. Nonostante ciò, la sanzione a Zarb Adami è rimasta.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: il ricorso alla CORTE EDU
Zarb Adami ha portato il caso davanti alla CORTE EDU. Ha invocato l’articolo 14 della Convenzione, che vieta ogni discriminazione, in combinato disposto con l’articolo 4 § 3(d), che esclude dalle forme di lavoro forzato i doveri civici normali, come appunto il servizio di giuria.
La CORTE EDU ha dapprima chiarito un principio importante:
“Il fatto che un obbligo rientri nelle normali obbligazioni civiche non lo sottrae all’ambito di applicazione della Convenzione”.
Quindi, anche il servizio di giuria, se applicato in modo discriminatorio, può violare i diritti tutelati dalla Convenzione.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: la violazione accertata
La Corte ha esaminato i dati. Nel 1997, solo il 24% dei giurati era donna. L’anno prima, appena il 3%. La sproporzione era evidente.
Secondo la CORTE EDU, si trattava di una discriminazione basata sul sesso. Non era giustificata da alcuna ragione obiettiva. I giudici hanno sottolineato che:
“Se una misura colpisce in modo sproporzionato un gruppo, anche senza intenzione discriminatoria, può comunque costituire una discriminazione ai sensi della Convenzione”.
Zarb Adami era stato obbligato a servire ripetutamente, mentre altre persone in situazioni simili non venivano mai chiamate. La Corte ha sottolineato che il criterio di selezione era opaco e incoerente.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: la massima giuridica
La massima della sentenza è estremamente rilevante:
“L’obbligo civico del servizio di giuria, se imposto in modo sproporzionato su un gruppo sociale, costituisce una violazione dell’articolo 14 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 4 § 3(d).”
Questo principio ribadisce che anche le obbligazioni civiche devono essere eque, altrimenti degenerano in discriminazioni.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: le opinioni dei giudici
Alcuni giudici hanno espresso opinioni separate. Il giudice Casadevall, dissenziente, ha sostenuto che non vi fosse violazione. Per lui, la normativa maltese era neutra e il problema era solo culturale.
Al contrario, i giudici Bratza e Garlicki hanno confermato la discriminazione. Hanno spiegato che anche i doveri civici, se distribuiti in modo ineguale, possono diventare strumenti di disparità.
La decisione della CORTE EDU ha effetti oltre i confini di Malta.
Segna un precedente importante per tutti gli Stati membri. Ricorda che:
L’uguaglianza formale non basta.
Conta l’impatto concreto delle norme.
Le prassi amministrative vanno monitorate per evitare discriminazioni silenziose.
È un monito a tutte le democrazie: il rispetto dei diritti umani passa anche dalla gestione ordinaria dei doveri civici.
Affidarsi a uno studio che conosce i ricorsi alla CEDU
La sentenza Zarb Adami c. Malta dimostra quanto sia importante conoscere bene i meccanismi della CORTE EDU. Senza il ricorso a Strasburgo, l’ingiustizia subita da Zarb Adami sarebbe rimasta tale.
Per questo motivo è fondamentale affidarsi a uno studio legale specializzato nei ricorsi alla CEDU.
Solo una strategia ben costruita può portare a riconoscimenti effettivi di violazioni, anche quando il diritto interno non offre tutele adeguate.
Sentenza Zarb Adami c. Malta: un precedente per tutti
Zarb Adami ha ottenuto un risarcimento per le spese legali, ma soprattutto ha ottenuto giustizia morale.
La sua causa è diventata un faro per chi subisce trattamenti discriminatori anche nel silenzio delle prassi amministrative.
La sua è una vittoria per l’equità. E una lezione su come anche i diritti più ovvi – come quello alla parità – vadano difesi con determinazione.
La sentenza Zarb Adami c. Malta ci ricorda che il diritto non è solo nei codici. È anche nelle prassi, nelle abitudini, nelle consuetudini amministrative. E che ogni cittadino ha diritto a non essere gravato in modo sproporzionato da obblighi pubblici.
La CORTE EDU ha mostrato come anche i doveri civici possono essere strumento di discriminazione, se gestiti male.
E ha dato un messaggio forte: ogni cittadino conta. Anche quando si tratta di fare il giurato.




