La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) si è espressa sul ricorso dei genitori di A.C., un detenuto suicidatosi in carcere. La sentenza analizza le responsabilità dello Stato italiano nell’assicurare i diritti fondamentali dei detenuti.
La vicenda riguarda Santo Citraro e Santa Molino, genitori di A.C., detenuto con gravi problemi psichiatrici, morto suicida nel carcere di Messina. La Corte EDU ha stabilito che lo Stato italiano ha violato l’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, relativo al diritto alla vita, a causa delle insufficienti misure di protezione per il detenuto.
Obblighi dello Stato verso i detenuti: cosa dice la Corte EDU
La Corte EDU ha evidenziato come lo Stato abbia “l’obbligo positivo di proteggere la vita dei detenuti, specialmente in presenza di vulnerabilità psichiatriche conclamate”.
A.C., affetto da disturbi psichiatrici documentati, aveva compiuto diversi atti di autolesionismo. Nonostante ciò, le autorità carcerarie non hanno adottato misure adeguate per prevenire il tragico epilogo.
Decisioni contestate: sorveglianza e trasferimento mancato
Il detenuto era stato sottoposto a sorveglianza “grandissima”, ma non a quella “a vista” raccomandata dallo psichiatra. Questo cambiamento è stato ritenuto cruciale dalla Corte EDU, che ha sottolineato come la decisione fosse in contrasto con le necessità del caso.
Inoltre, il trasferimento in ospedale psichiatrico, deciso il 12 gennaio 2001, è avvenuto solo dopo la morte di A.C. La Corte EDU ha giudicato inaccettabile questo ritardo, che ha privato il detenuto di cure adeguate.
Principio stabilito dalla Corte EDU
“La mancata adozione di misure di protezione adeguate nei confronti di un detenuto psichiatricamente vulnerabile viola il diritto alla vita sancito dall’articolo 2 della Convenzione.”
Procedimenti interni: un esito contestato
Le autorità italiane hanno assolto i responsabili carcerari e chiuso i procedimenti disciplinari. La Corte EDU ha criticato questa decisione, evidenziando come le autorità non abbiano garantito una protezione efficace.
Il processo interno ha mostrato anche omissioni significative, tra cui la mancata segnalazione di registrazioni video e l’inadeguata gestione della sorveglianza. Nonostante queste lacune, i tribunali italiani hanno ritenuto non sussistenti responsabilità penali.
Implicazioni della sentenza della Corte EDU
La sentenza della Corte EDU sottolinea l’importanza di una gestione carceraria che tuteli i diritti fondamentali, in particolare per detenuti in condizioni di vulnerabilità psichiatrica.
Gli Stati devono garantire sorveglianza adeguata e un accesso tempestivo alle cure mediche. La responsabilità dello Stato si estende anche alla formazione del personale penitenziario, per prevenire situazioni di negligenza.
Perché questa sentenza è cruciale
Questo caso rappresenta un precedente importante. La Corte EDU riafferma che la protezione dei detenuti vulnerabili è un obbligo fondamentale degli Stati.
La sentenza evidenzia come la negligenza sistemica nelle carceri possa portare a violazioni gravi e a risarcimenti per i familiari delle vittime.




